Elezioni comunali dell’11 giugno: Tre riflessioni di Tito Brunelli

Terza: I Veronesi sono lontani dalla politica ?

Non è vero. Basta verificare l’entusiasmo  popolare che ha accolto la candidatura Trevisi. Qualcosa di simile è avvenuto nel 1992, in piena Tangentopoli. In entrambi i casi la gente ha spinto nella direzione giusta, ma la politica è andata in altrove. Per la gente Trevisi era la prima scelta; la politica ha tirato in ballo altri 7 candidati, sfiancando quello vincente. Si è poi sovrapposto lo scontro tra Michele Bertucco, ex capo gruppo PD, e il PD: o reintegrazione di Bertucco o ognuno per sé. Conseguenza: l’entusiasmo è diventato abbattimento e critica aggressiva, purtroppo non solo nei confronti di chi ha fatto fallire un sogno, ma della politica in sé. Sta qui la maledizione: quanto può durare la (piccola) democrazia che viviamo se tra i protagonisti della politica prevale l’ognuno per sé? In futuro, per imporre un candidato tipo Trevisi, si dovranno coinvolgere anche gli iscritti al PD e molti altri. L’entusiasmo che ci ha coinvolto bisognava viverlo insieme con loro. Le buone idee non si impongono da sole e si scontrano con altre, altrettanto legittime, e con interessi consolidati, spesso personalistici, a volte meschini. L’appello alla generosità e all’unità in una politica degradata a carriera, è encomiabile sul piano morale, ma inefficace senza la pressione dell’opinione pubblica. Occorrono contatti, iniziative, prese di posizione che coinvolgano Consiglio comunale e quartieri periferici. Molti devono sentirsi parte dello stesso progetto. Occorre molto tempo. Oggi molte persone si ritireranno nel privato; molte voteranno il meno peggio (questo tipo di scelta, protratta nel tempo, porta alla morte della democrazia); molti voteranno per tradizione, per scelta ideologica e, parecchi, per senso del dovere: chi a destra, chi a sinistra, chi i grillini, chi un candidato conosciuto. La Sinistra si dividerà, al primo turno, tra Bertucco e Salemi. I più voteranno senza motivazioni coinvolgenti, quasi scusandosi della scelta.

La tentazione dell’astensione è alle porte. Se si fosse guardato verso la gente comune, verso le persone che da anni si tengono lontane dalla politica come oggi è condotta, si sarebbero colti l’abbattimento e la frustrazione che diventano sempre più opprimenti e un crescente disprezzo per chi fa morire, giorno dopo giorno, la speranza. Meglio capitano su una barca a remi che nostromo su un incrociatore. Chi segue l’impegno di “VeronAttiva” vive la lontananza non tanto dal PD (che, nonostante le critiche risulta il partito di gran lunga preferito) quanto dalla politica. Un terzo addirittura vuole non partecipare alle elezioni comunali. Atteggiamento pericoloso. O impariamo a vedere la città come la nostra casa, che ci sta a cuore e per la quale doniamo il meglio di noi anche se le cose vanno male o il futuro nostro e dei nostri figli è segnato, nella direzione dell’egoismo, della chiusura, dell’ognuno per sé. La preoccupazione aumenta quando chi decide di partecipare ricorre al “meno peggio”, al “voto turandomi il naso” (Montanelli). Questo atteggiamento è superabile se dura per periodi brevi, ma se permane per decenni, il distacco dalla politica, vissuta come malaffare e interesse privato, diventa uno sbocco quasi obbligatorio. Fare politica a partire dal proprio Comune non è un hobby; è un dovere civico al quale non ci si può sottrarre se il nostro obiettivo è il bene comune.

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Archiviato in Elezioni comunali 2017, Parere di Tito Brunelli, Riflessioni

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