L’Articolo 49 della nostra Costituzione

“Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”

I partiti politici, come proposti dalla Costituzione, sono insostituibili per una politica che cura l’Europa e la nazione ai vari livelli. E’ difficile però incontrarli per come dovrebbero essere. A Verona hanno avuto una funzione determinante nel secondo dopoguerra, per un trentennio, quando la città, ricca di inventiva e di slancio, si è trasformata: Quadrante Europa, Magazzini Generali, ZAI (zona agricola e industriale), Fiera, Università, aeroporto, Fondazione Arena ed Estate teatrale, Ca’ del Bue, … Oggi viviamo di rendita di quanto i Veronesi di allora hanno pensato e realizzato. Dagli anni 80 Verona ha smesso di ripensarsi: è ferma, senza aspirazioni se non la salute e il benessere economico. Partiti e gruppi culturali hanno smesso di aprire prospettive coinvolgenti. Ci chiediamo: “Nel tempo che viene quali novità renderanno Verona più bella, ricca e accogliente?”. Nella campagna elettorale in atto, si parla molto dei quartieri. Forse l’esigenza prima della nostra città, oggi, è la qualificazione del centro storico e di tutte le aree urbane: tutte devono essere belle, ricche e accoglienti. Allo scopo parole e programmi sono determinanti, ma non sufficienti: contano in modo decisivo le persone: sulle loro gambe camminano idee e visioni politiche. La responsabilità è di tutti. Lo è sicuramente di una lista civica, caratterizzata dalle persone che la rappresentano.

Purtroppo i partiti sono decaduti progressivamente fino a diventare, nell’ultimo trentennio, persone che battono le mani al capo. Sono piccoli gruppi chiusi: un ‘cerchio magico’ che tende a identificarsi con una sola persona, con le sue visioni politiche e con le sue aspirazioni individuali: il contrario del luogo della collaborazione per il bene comune. Silvio Berlusconi e, prima di lui, Bettino Craxi hanno convinto molti che chi vuole vincere le elezioni deve puntare su un leader forte. Abbiamo accettato la politica del capo. La sua gente gli affida la conoscenza della situazione, la valutazione di quanto va fatto e la decisione delle azioni da intraprendere. I fedeli al capo considerano scontato che ogni sua decisione sia la migliore. Quasi nessuno chiede reale partecipazione. Il leader politico poi vuole essere libero nei suoi movimenti e nelle sue scelte. Non vuole intralci. Il partito, se c’è, al suo servizio. Abbiamo perso la strada: i partiti come previsti dalla Costituzione sono un ricordo del passato. Guaio grande, visto che senza partiti è possibile solo la democrazia del capo, che, al massimo, chiede ai suoi di avere fiducia in lui. Nonostante sia ridotto così male, elettoralmente il partito politico ha un grande vantaggio, forse ancora per poco tempo: prende voti per il solo fatto che si presenta (il cosiddetto zoccolo duro). Chi non accetta questa impostazione pensa a comitati e liste civiche, che, nelle vicinanze delle elezioni, pullulano.

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Archiviato in Elezioni comunali 2017, Parere di Tito Brunelli, Riflessioni

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