Considerazioni conclusive di Tito Brunelli -1-

Prima: il bene della città

Pur distinguendosi positivamente da altre aziende comunali, AMIA si muove nel contesto di una Amministrazione che manca di una visione che pone al centro il bene della città, non il potere e i soci del potente. Alcuni esempi:

– il bene della città non può accettare che il primo presidente di AMIA nell’Amministrazione Tosi, Enrico Toffali, appena nominato, decida di aumentarsi il compenso di 20.000 euro all’anno (da 45.000 a 65.000 euro) e che l’azienda acquisti un’automobile di lusso a sua disposizione.

– il bene della città non può accettare che in AMIA operino (non si è mai visto) due direttori generali (Ercole e Cuzzolotto) con due stipendi di peso.

– il bene della città non può permettere che, nel 2012, il sindaco Tosi decida che diventi presidente di AMIA Miglioranzi e che l’ex presidente Legramandi diventi vice, conservando però il compenso da presidente (45.000 euro all’anno).

Non è ammissibile il formarsi della “casta leghista” alla direzione delle aziende:

– in ATV Bettarello, presidente, e Zaninelli, direttore generale, entrambi leghisti, fedeli a Tosi;

– in AMIA, prima Toffali presidente e poi Miglioranzi, con i dg Ercole e Cuzzolotto, tutti leghisti fedeli a Tosi. Ancora una volta uno stipendio in più, per un ‘amico’;

– in AGSM Paternoster presidente e Cigolini dg, entrambi (allora) fedeli di Tosi;

– in Serit Bissoli presidente, della stessa area.

Competenti? Fedeli? Procacciatori di voti?

Può un Sindaco circondarsi di tutti ‘fedelissimi’ che aspettano il suo cenno?

La scelta delle persone per incarichi pubblici di grande rilevanza non dovrebbe essere in funzione degli obiettivi che l’azienda si propone?

Mi viene alla mente Giuseppe Brunelli, mio papà, vice sindaco plenipotenziario del comune di Velo nel dopoguerra. Parenti, anche alla lontana, e amici sapevano che, mentre lui gestiva responsabilità pubbliche, non solo non erano concepibili privilegi, ma per loro le porte dell’Amministrazione erano chiuse, anche per quanto riguardava i benefici comuni: nessun cittadino doveva avere elementi per sospettare che l’amministratore amico favorisse un parente o un amico. Questo noi figli sentivamo ripetutamente in casa, chiunque si presentasse. Questo è l’atteggiamento dell’amministratore pubblico se ci proponiamo che la politica recuperi credibilità e partecipazione.

Se un Sindaco permette che, durante il suo mandato, un genitore, un fratello, un parente, un amico riceva benefici pubblici, soprattutto se economici, come l’ingresso in un CdA o nel gruppo dirigente di un ente finanziario o simili, deve essere posto al ludibrio della popolazione, che deve smettere di considerarlo “un furbo” o uno dei “così fanno tutti”.

E’ un mondo nuovo quello che siamo chiamati a costruire; su una base solida: “Il mondo di domani è nelle mani delle persone che sapranno trasmettere alle nuove generazioni ragioni di vita e di speranza” (Concilio ecumenico vaticano secondo).

Se lasciamo la strada è quella dell’interesse proprio, il futuro della politica è segnato. Basta che ci guardiamo intorno.

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Archiviato in AMIA, Amministrazione Tosi, Assunzioni di favore, Aziende partecipate, Parere di Tito Brunelli

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