Considerazioni finali di Tito Brunelli.

I Veronesi neppure se ne accorgono: Questo è il vero dramma!

Se qualcuno dicesse che:

– una grande azienda pubblica veronese, AGEC, favorita dal Sindaco, da anni presenta un bilancio con un deficit pesante, sui 6 milioni;

– uno degli ultimi Presidenti di questa azienda (Croce), voluto dal Sindaco, è stato cacciato violentemente dallo stesso Sindaco;

– un altro Presidente, voluto dal Sindaco, dopo pochi mesi dall’incarico, ha colto la prima occasione per andarsene;

– Venturini, presidente che ha preceduto Galli Righi è stato indagato e condannato in primo grado;

– Tartaglia, lo storico direttore generale dell’azienda, e alcuni suoi collaboratori sono finiti prima in carcere e poi agli arresti domiciliari e, a conclusione di due processi penali, sono stati condannati in primo grado per aver “turbato” aste pubbliche, pilotato le gare per la gestione delle mense scolastiche pubbliche, distrutto documenti pubblici e favorito, in tutti i vergognosi modi possibili, il direttore generale;

– altri dirigenti e dipendenti AGEC sono indagati;

– il CdA che ha preceduto l’attuale, voluto dal Sindaco, nell’autunno scorso è stato cancellato dal Sindaco stesso;

– l’attuale CdA, nominato dal Sindaco circa 10 mesi fa, è caduto in disgrazia, duramente richiamato dallo stesso Sindaco per non aver rispettato le indicazioni ricevute, …

Se qualcuno azzardasse di dire e ripetere che questa è la situazione dell’azienda comunale che ha il compito di gestire le case comunali e che ha avuto dal Sindaco, negli ultimi 7 anni,

anche la gestione delle farmacie comunali, delle mense scolastiche comunali, dei cimiteri e delle onoranze funebri comunali, quante persone a Verona gli crederebbero? Sentiremmo ripetutamente: “Non è possibile. State malignando. Tosi non può essersi comportato in questo modo!”. E sta qui la tragedia: quanto abbiamo scritto è la verità: è l’assurda realtà, oggi, di AGEC, azienda stagnante, capace di annientare chi cerca di modificarla dall’interno.

Se quella persona aggiungesse che un’altra azienda comunale (AMT: ente inutile e costoso) è bloccata da guerre durissime tra gruppi della maggioranza che ci governa ( o dovrebbe governarci), per cui, dal punto di vista del servizio ai cittadini, è, più o meno, nelle stesse condizioni di AGEC e (ci potete credere?) dovrebbe gestire un’opera colossale: quel filobus, che potrebbe circolare a Verona tra anni, che ne direste? Potreste ammettere che sia possibile?

Se poi la stessa persona affermasse che ATV, azienda dei trasporti nel veronese, è lacerata dal conflitto permanente tra Comune e Provincia, chi potrebbe non mettersi le mani nei capelli, dicendo: “Nooo. Non è possibile. Tu ci stai imbrogliando!”.

Se qualcuno facesse presente che questo fallimento diffuso riguarda tanti tesori della nostra città; basta volgere gli occhi:

– al crollo degli aeroporti “Catullo” (in calo) e “D’Annunzio (Montichiari), fermo da sempre;

– al disastro del termovalorizzatore “Ca’ del Bue” che ha mangiato investimenti enormi e ha fallito i suoi obiettivi, lasciando Verona senza la garanzia di essere autonoma nello smaltimento dei rifiuti;

– alla Fondazione Arena, affidata, sull’orlo dello sfascio, a persone non veronesi, perché chi è stato nominato dal Sindaco è impresentabile e finalmente rimosso dalla coscienza della città;

– alla vendita di molte azioni della Fiera, di preziosi palazzi pubblici, di vasti e delicati territori dove si insedieranno centri commerciali, supermercati, ristoranti che esaltano il cibo nostrano; …

Se tutto questo ci venisse detto; se tutto questo risultasse vero, cosa diremmo noi cittadini?

Se poi il Sindaco della nostra Verona si presenta come il “Sindaco del fare”, che si propone come modello del buon governo e le prova tutte per farsi rieleggere per la terza volta, cosa ne diremmo?

Quanti danni dobbiamo ancora vedere prima di renderci conto delle botte che la nostra Verona ha preso e, se non si cambia strada, prenderà?

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Archiviato in AGEC, Amministrazione Tosi, Aziende partecipate, Comune Verona, Eredità Tosi, Parere di Tito Brunelli

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