Note conclusive di Tito Brunelli

“Tutto per il popolo – Nulla con il popolo”

Prima. Nella nostra storia sono vissute e vivono persone sagge e lungimiranti, anche nel mondo dell’economia e della finanza. Non possiamo dimenticare chi, più di un secolo fa, a partire dalle nostre parrocchie, ha dato vita a Banche Popolari, Casse di Risparmio, Casse Rurali, Assicurazioni, che hanno significato il concreto aiuto a gruppi, famiglie e persone, soprattutto giovani capaci e meritevoli, che, con il loro lavoro produttivo, hanno reso possibile una vita migliore per molti. Alcune di queste persone lungimiranti hanno deciso che gli utili delle banche avviate non vengano distribuiti tra i soci azionisti, ma tornino alle comunità locali, in modo da garantire loro un benessere complessivo, sociale, culturale e produttivo.

Lo sappiamo bene noi Veronesi: Cariverona ha investito somme enormi nel nostro territorio; è stata e deve continuare ad essere una “musina” inestinguibile, permettendo alla nostra e ad altre città una crescita armoniosa, per la quale ringraziamo.

Seconda. Soprattutto negli ultimi decenni, con responsabilità che vanno indietro nel tempo, quello della finanza è un mondo a sè, con regole e riti incomprensibili a moltissimi, gestito da un numero molto ristretto di persone (e di famiglie) che agiscono in modo tale da escludere non solo il popolo,

ma addirittura i soci degli enti economici, tenuti all’oscuro delle scelte che si compiono e dei risultati, positivi o negativi, conseguiti. Pensiamo ai soci che, nei mesi scorsi, abbiamo visto disperati per il fallimento delle loro banche. Pensiamo agli organismi dirigenti delle banche e di altri organismi finanziari ed economici: li dirigono sempre le stesse persone, un mondo separato dalla gente comune, destinata a rimanere ai margini anche della semplice comprensione di quanto avviene. Basta partecipare all’assemblea dei soci degli enti veronesi (Banco Popolare, Cattolica Assicurazioni, …) per rendersene conto. Chiamarla “assemblea dei soci” è una falsità: l’essere socio non conta nulla. Tutto è deciso nella mente di pochi, in gruppi ristretti, dal livello locale a quello internazionale. I “soci sovrani” hanno l’unico potere di battere le mani; lo fanno nella speranza di avere qualche piccolo vantaggio o, per lo meno, di non avere danni. Dove vanno a finire i nostri soldi; come e da chi vengono gestiti e per quali obiettivi, è deciso da altri, che ci sfuggono e che non conosciamo. Noi ci arrabattiamo nel tentativo di tenerci stretti i soldi che abbiamo. Ma, anche se ce la mettiamo tutta, può succedere che li perdiamo. Ultimamente è successo spesso, anche nel nostro Veneto: pensiamo ai guai dei soci di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, ma anche del banco Popolare e di Cattolica Assicurazioni.

La questione è aperta:

– o i cittadini decidono di informarsi sui percorsi della finanza e sui progetti che altri fanno con i loro soldi e si fanno valere attraverso apposite associazioni,

– o restiamo schiavi di gruppi di potere che, nel nostro piccolo, a Verona, possiamo anche chiamare per nome, ma che, a livelli più alti, fino a quello mondiale, sono al di là delle nostre possibilità di capire e di interagire. Basta richiamare alla memoria le cause della crisi economica nella quale ancora ci arrabattiamo, nata nel mondo finanziario statunitense e arrivata poi anche a noi.

 

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