Fondazione Cariverona: continuità o svolta?

Presidente Mazzucco: “Lavorerò nel segno della continuità. E’ abitudine di chi subentra in una Amministrazione di voler dare segnali di discontinuità. Per me invece sarebbe un grande successo dare segnali di continuità: Cariverona è un orgoglio cittadino e nazionale ed è stata gestita con maestria. Sono un decisionista, ma per decidere bene occorre condividere e programmare. La qualità dell’organico è eccellente; valorizzeremo al massimo le potenzialità. So dove chiedere il giusto ammaestramento. Non mi sento Presidente dimezzato. Lei, se al di là della strada avesse Biasi, cosa farebbe? Biasi è punto di riferimento: continuerà a dare un grande contributo. Quando insisto sulla continuità, mi riferisco a lui, che ha accumulato un’enorme conoscenza in materia: è uno dei massimi esperti in circolazione”.

Mazzucco dice senza imbarazzi che opererà nel solco di Biasi. La convivenza tra i due peserà molto sul futuro di Verona.

Importanti novità segnano la strada di Fondazione Cariverona:

– Acri (associazione casse di risparmio italiane) stabilisce che ogni investimento in una Fondazione o in una banca non può superare il 30% del patrimonio complessivo della stessa, per impedire la concentrazione del patrimonio. Di conseguenza Cariverona pare obbligata a dismettere un terzo del suo patrimonio in Unicredit.

– Non è così, perché nel dicembre 2015 la situazione cambia: il titolo Unicredit, nel giorno dell’insediamento del nuovo Presidente di Cariverona, è crollato in Borsa; il patrimonio della Fondazione si è abbassato e la quota posseduta (il 3,5%) vale meno di un terzo del patrimonio dell’ente, per cui Cariverona non è obbligata a vendere sue azioni.

– Non vendendo le azioni, perché non conviene, si riduce la capacità di Cariverona di investire. Si limita così, e non di poco, ogni investimento nelle Popolari e in Cattolica, di cui detiene l’1%, tanto più che, a breve, dovrebbe entrare nel vivo il progetto di fusione Banco-Bpm, operazione strategica per Cariverona. Ricordiamo che, all’inizio del 2015, Cariverona era il primo azionista italiano di Unicredit, con il 3,46%. La Fondazione, nel 2015, pare che abbia liquidato lo 0,5% per circa 170 milioni. Allora non bastava. Oggi la strada è tornare a farsi sentire in Unicredit e investire senza mettere a rischio il patrimonio.

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