Interventi autorevoli: 2

Agosto 2015. Don Luigi Ciotti: “Verona fa gola alla criminalità: dopo Venezia, che ne ha 37, è la seconda città del Veneto per numero di beni immobili confiscati a mafia, camorra e ‘ndrangheta: sono 25: a Sanguinetto: 6; a Bussolengo: 5: a Cerea: 4; a San Giovanni Lupatoto: 3; a Verona città: 2; a Erbé: 2; a Castel d’Azzano, Oppeano e Isola della Scala: 1.

La penetrazione delle mafie al Nord nasce da un vuoto etico, da una povertà non materiale ma morale. Troppo a lungo si è pensato alle mafie come a realtà di certe regioni e a fenomeni strettamente criminali, senza vedere che la loro forza è soprattutto al di fuori di esse: nelle connivenze e complicità, nell’indifferenza, nella presunzione che quello del crimine organizzato sia problema di altri. Le mafie hanno sempre mirato a infiltrarsi nell’economia e a condizionare la politica. Lo hanno fatto in passato e continuano a farlo, con nuovi strumenti e maggiore capacità di penetrazione, approfittando di un tessuto sociale oggi molto fragile e disgregato. Hanno trovato terreno fertile nell’individualismo irresponsabile, nella povertà delle relazioni e dei legami sociali, nella riduzione del lavoro a merce, nella perdita di coscienza civica e di senso del bene comune, nelle leggi fatte non a tutela di tutti, ma per garantire il privilegio di pochi”.

Solo la sensibilizzazione diffusa può frenare il fenomeno. A proposito dell’espansione in terra scaligera della attività legate alla mafia, è significativo il rapporto dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata diretto da Ferdinando Dalla Chiesa, vicepresidente di “Libera”: “Si è verificata una sempre più consistente presenza di ‘ndrangheta nel veronese e nel vicentino. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia (Dia), si presenta con un decentramento delle attività dell’organizzazione in un luogo ‘vergine’, dove non mancano elementi che testimoniano la presenza di altre forme di criminalità organizzata, come Camorra e Cosa Nostra”.

A proposito di narcotraffico, il rapporto sottolinea che tre inquisiti “erano residenti a Sommacampagna, Bussolengo e Peschiera del Garda, a testimoniare come la provincia rimanga ancora oggi sotto l’influenza delle cosche. Nel 2012 la Dia individuava manifestazioni di ‘ndrangheta in prossimità della città di Verona in realtà territoriali come Villafranca, Sommacampagna, San Bonifacio, Legnago e basso vicentino, aree culturalmente non aduse alla tracotanza tipica dei gruppi criminali connotati da forti vincoli di coesione. La diffusione del fenomeno mafioso avviene soprattutto attraverso il fittissimo reticolo dei Comuni di dimensioni minori. Soprattutto in essi si costruisce una capacità di controllo del territorio, di condizionamento delle pubbliche amministrazioni locali, di conseguimento di posizioni di monopolio nei settori basilari dell’economia mafiosa, a partire dal movimento terra. E’ nei piccoli Comuni che è possibile costruire, grazie ai movimenti migratori, estese e solide reti di lealtà fondate sul vincolo di corregionalità o compaesanità, specie se rafforzato da vincoli di parentela”.

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