Chi è Francesco Piserà?

Piserà ha precedenti per associazione di stampo mafioso. Roba vecchia, di quando abitava in Calabria. Fu arrestato e condannato in primo grado per un’inchiesta sui clan, con accuse dalle quali venne assolto. Anche per lui, convinto di essere al di sopra di ogni sospetto al punto di proporre una delle sue strutture per ospitare profughi, sono state fatali le ‘amicizie’ calabresi che continua ad avere. Un dipendente di una delle sue strutture, assunto dalla precedente proprietà, era condannato per associazione mafiosa. Piserà non faceva mistero di essere vicino ai Mancuso, una ‘ndrina di Limbardi e Nicotera, considerata dagli investigatori la cosca più potente della Calabria. Insieme controllavano la zona di Tropea. Il suo clan era operante in provincia di Vibo Valentia, con influenze nel reggino grazie all’alleanza con i Piromalli di Gioia Tauro e i Pesce di Rosarno. Nel lametino aveva contatti con il gruppo Torcasio-Giampà; nel crotonese con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Altri contatti: con famiglie di Cosa Nostra, con la Farc colombiana e con le Autodensasb Unidas de Colombiae. Nel Nord Italia sono presenti in Piemonte, Emilia, nell’hinterland nord di Milano, a Monza e Novara e nei comuni di Gissano, Seregno,Virano Brianza e Marano Comense.

Da quando è nel veronese Piserà non è mai stato fermato. Di fronte alle accuse in Lessinia, nega tutto: “Presto questa brutta vicenda sarà risolta: dimostrerò la mia onestà. Il mio casello giudiziario è pulito. Il locale di Bardolino è chiuso per scelta commerciale, non per sfratto. Prima di farsi una cattiva opinione su di me, bisogna riflettere.  Non faccio parte di consorterie mafiose. Non frequento mafiosi. Non ho parenti mafiosi. Da sei anni non vado in Calabria. Sono tornato per il funerale di mia mamma. Se sono mafioso perché non mi arrestano? Se ho una licenza significa che non ho carichi pendenti. Ho sempre presentato il certificato antimafia. Ho sempre ottenuto l’autorizzazione dai sindaci. Altrimenti come avrei potuto in questi anni aprire 6 locali senza contestazioni? Sono vittima di giochi politici. I miei guai sono cominciati quando sono andato in Lessinia: ho gestito l’hotel Sporting e sono entrato nella gestione degli impianti di risalita. Come presidente di Bintar Snea (impianti risalita) avevo chiesto i conti perché mi sembrava strano che le cose andassero così male visto che sulle piste c’è parecchia gente. Non è vero che volevano liquidarmi. La società era già in liquidazione.

Io ho chiesto di rilevare il resto della quota e avevo già preparato gli assegni circolari. Di quella gente io mi ero fidato. Ho sbagliato. Da loro sono cominciate le denunce e adesso le interdittive. La mafia è a Roma: è la politica. Vogliono sapere dove trovo i soldi per investire? Me lo vengano a chiedere. Non servono tanti soldi. Serve la voglia di lavorare. Tu mi dai una catapecchia. Io la trasformo in una reggia”. I fatti: ad appena tre mesi dall’insediamento di Piserà alla presidenza, i soci di Bintar Snea, che per due anni ha gestito gli impianti di risalita, lo avevano denunciato. Marco Zambelli, uno dei proprietari terrieri, a nome anche di altri, scriveva a Thomas Pandian, incaricato di avviare la liquidazione della società, che gli risultava che “il casellario giudiziario di Piserà è tutt’altro che limpido, per cui se Nuova Lessinia ci avesse comunicato l’intenzione di affittare l’azienda a tali soggetti, ci saremmo opposti, a termini di legge sulle locazioni non abitative”. Era il 24-9.2014. Nella società i rapporti si erano guastati, tanto che i soci di Bintar Snea avevano chiesto a Piserà di lasciare l’incarico di presidente e la partecipazione come socio. Di fronte al diniego dell’interessato, la società è ricorsa alle vie legali. Per costringere Piserà a uscire anche dalla società, Bintar Snea è stata messa in liquidazione.

I loro avvocati Scandola e Fabian: “Piserà ha manifestato subito comportamenti che nulla hanno a che vedere con l’interesse societario, finalizzati a interesse personale, come il tentativo di farsi eleggere amministratore unico e la firma su contratti mai decisi dall’assemblea”. Piserà si è “autonominato” amministratore unico senza convocare l’assemblea dei soci. Non ha trascritto la delibera nel libro soci, accusando i commercialisti della società di rifiutare di consegnarglielo. Ha messo in atto un tentativo grottesco di redigere un verbale per conto suo, portando la delibera alla camera di Commercio per la vidima, compiendo una irregolarità grave, dai risvolti penali. L’ordinanza del giudice, nel settembre scorso, ha accolto parzialmente la richiesta: “Le gravi irregolarità poste in essere legittimano la sua revoca come amministratore per evitare analoghe gravi irregolarità”. Però non lo ha escluso dall’elenco dei soci. Non potendo deliberare senza una maggioranza, i consiglieri di Bintar Snea hanno chiesto la nomina di un liquidatore giudiziale, anche se il bilancio della società era solido. “E’ falso pertanto quanto dichiara Piserà: che la società fosse in liquidazione prima dell’ordinanza cautelare di revoca”.

Intanto l’albergo Sporting è chiuso da mesi. L’intervento decisivo è stato del sindaco Claudio Melotti, quando il passato e il ‘giro’ di Piserà sono venuti a galla: “Prima che fosse cancellato dall’incarico di presidente, il comune di Boscochiesanuova aveva fatto chiudere l’hotel Sporting. Avevamo chiesto, come si fa con ogni impresa che apre, la presentazione del certificato antimafia. Ci ha sorpreso il ritardo della Prefettura . Appena abbiamo avuto la documentazione, abbiamo chiuso l’albergo: conteneva rilievi su Piserà che comportano per legge tale obbligo”. La Lessinia cerca di rimanere terra libera. In ballo ci sono 30 posti di lavoro. Essere interdetto non significa essere mafioso. Le interdittive però non vengono firmate con superficialità. Piserà prepara il ricorso al TAR.

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