Seconda interdittiva per la Gri.Ka

A fine settembre, il Prefetto firma la seconda interdittiva, nei confronti della Gri.Ka, anch’essa finita nell’inchiesta “Aemilia”, per infiltrazioni mafiose.

La famiglia Grisi, di Zimella, proprietaria della Gri.Ka (sede a San Bonifacio – 67 dipendenti – specializzata in autostrade e costruzioni, civili e industriali), ha i natali in quel di Cutro (Calabria). I titolari sono Danilo Isidoro, pugliese d’origine, ed Elena Piccotin. Socio fondatore e amministratore unico è stato il geometra Giuseppe Grisi, calabrese. Il 19-1-2011 Giuseppe e il fratello Alfredo Grisi sono stati ammazzati con un colpo di pistola alla testa, in un negozio di moto a Crotone. Entrambi vivevano a Zimella e hanno impiantato l’azienda edile a San Bonifacio.

Erano tornati in Calabria, presso il fratello Francesco, ferito nell’agguato da Giordano Gianfranco, “organico” alla cosca di Vrenna, altra “famiglia” che ha messo radici nel veronese da almeno due generazioni. Ufficialmente i due sono morti perché volevano riscuotere un credito per la vendita di un acquascooter. Della loro morte ha parlato Giuseppe Giglio, uno degli arrestati nell’operazione della Dda di Bologna, intercettato, dopo che Pino Vrenna ha iniziato a collaborare con la Giustizia.

Opere realizzate da Gri.Ka: autostrada Brescia-Verona-Padova; nuova autostazione di Verona Est; barriere fonoassorbenti della Tav tra Reggio Emilia e Parma; lavori per Anas a Montecchio e Trento; nodo viario Padova Est, per il Comune di Padova; lavori per Serenissima, per il cordolo porta guardrail della A4, tra Vicenza Ovest e Vicenza Est; spalla e pile di sostegno del nuovo viadotto di scavalco dell’Autostrada A4; subappalto per l’Immobiliare di parco Ponci di Mestre; Passante di Mestre a Scorzé; sottopasso ferroviario a Preganziol di Treviso.

– Sulla vicenda D’Arienzo (PD) ha presentato una interrogazione: ”La Gri.Ka lavora in grandi opere pubbliche. Quando due fratelli Grisi furono uccisi era presente Francesco Frontera, con precedenti di polizia, considerato dalla Dia “appartenente alla cosca mafiosa di Grande Aracri Nicolino”.

Tanto basta per destare sospetti pesanti. L’interdittiva del Prefetto vuole evitare che aziende in odore di mafia si infiltrino nel territorio.

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