La Regione Veneto e la politica

Fatto strano, quasi inconcepibile, della nostra politica è che, nella campagna elettorale in corso, si parla di argomenti vari, ma quasi mai delle competenze della Regione, che dovrebbero essere al centro del confronto e dei progetti.

Ci limitiamo a ricordare tre di queste competenze:

  • Il servizio sanitario: dagli interventi ospedalieri alla sanità di base (medico di famiglia).Questo servizio spende circa i due terzi dei soldi della Regione.

  • I servizi sociali, rivolti alla persona: anziani, disabili, bambini … lavoro, casa.

  • Mobilità e trasporti. Un esempio: i disagi quotidiani dei pendolari.

E’ vero che la situazione veneta è buona rispetto a molte Regioni italiane, ma aumentano disservizi e inadempienze, pesanti soprattutto per quanto riguarda i servizi sociali. Si arriva a ipotizzare la fine dello Stato sociale, che ha positivamente qualificato la presenza dello Stato in Europa.

Da anni i soldi che lo Stato dà alle Regioni diminuiscono e non si intravedono cambiamenti di rotta. Se non ci poniamo questa questione, ci diamo la zappa sui piedi. Non è facile, ma è possibile: occorre mantenere gli attuali livelli di assistenza, aumentando i servizi di qualità, in particolare a favore delle persone in grave difficoltà. Alcune iniziative, anche a Verona indicano la strada.

Un esempio. 13 anni fa, è iniziato il servizio di accompagnamento per mia mamma, inferma, in casa sua, per circa 10 anni, fino alla morte. I servizi dell’USSL sono intervenuti con un aiuto minimo rispetto alle esigenze e non sempre di qualità. Abbiamo dovuto ricorrere spesso a medici amici.

Un paio d’anni dopo la morte di mia mamma, è arrivato il turno di mia suocera. E’ rimasta in casa nostra per 14 mesi, fino alla morte. Il servizio USSL non c’è stato. Nulla, solo intralci.

Regresso pesante in pochi anni. E nei prossimi, con l’aumento vertiginoso degli anziani non autosufficienti, i disagi aumenteranno.

Sono problemi grossi, da far tremare vene e polsi. Ebbene: di questo e del rispetto della dignità dei cittadini bisognosi in campagna elettorale non si è parlato, se non in termini generici.

Colpa grave dei candidati Presidenti: certamente Colpa dei partiti. Certamente.

Colpa dei giornalisti e dei mass media. Certamente.

Colpa di tutti e delle istituzioni culturali ed economiche presenti nel veronese. Enorme.

Sembra impossibile. Tutti siamo nelle condizioni di verificare i limiti della politica regionale. Si presenta l’occasione di dibattere e di guardare insieme al futuro. E invece il problema primo è se tenere o abbattere il governo Renzi. Il secondo è scannarsi su temi certamente decisivi (gender, unioni civili, omosessuali), sui quali però la Regione ha poche possibilità di intervenire.

Aggiungiamo che di Regioni si parla quasi unicamente per frodi, imbrogli, sprechi, privilegi, spese per gli eletti e per i loro amici, dirigenti litigiosi e non all’altezza. E’ evidente che il malumore arriva a dire che l’unica cosa da fare è abolire le Regioni.

Se ci chiediamo poi cosa ha fatto la Regione Veneto negli scorsi 5 (Zaia) o 20 anni (Galan e Zaia), tutti ci guardiamo in faccia sbiancati. Qualcosa avranno fatto le Regioni, ma non sono state capaci

di dirlo; non hanno coinvolto il popolo, che di quello che succede in Regione non sa nulla o quasi o sa di beghe e scontri.

La Regione deve cambiare strada. Chi brontola dell’Unione Europea perché fa poco e cura la burocrazia; altrettanto dovrebbe dire della Regione. Della quale invece si continua a dire che ha operato bene, senza mai dire cosa ha operato.

Ciò che dovrebbe essere chiaro è che i vecchi presidenti e consiglieri non sono stati capaci di fare quanto richiesto. Sta a noi cittadini scegliere persone a noi vicine, capaci di comunicare, in uno scambio continuo di esigenze, di informazioni, di realizzazioni.

Per questi motivi votiamo Silvio Gandini: è uno di noi. La sua è una storia di persona che vive a fianco di tutti. Faremo la nostra parte perché resti l’uomo che è sempre stato.

                                                                                   Tito Brunelli

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