Cosa succede al Monsel, sopra Quinzano?

Riportiamo alla memoria dei lettori una storia iniziata nei primi anni ’90, combattuta da residenti di Quinzano che non volevano che fosse violata la collina, vinta alla fine, nel 2006, da una società costruttrice, con l’aiuto forte di un commissario ad acta, nominato dalla Regione Veneto, dopo deliberazioni, pareri e ricorsi al Tar. Si erano mosse associazioni ambientaliste, sostenendo che l’opera sarebbe sorta in area protetta, nel futuro Parco della Collina, e che il sistema viabilistico non era in grado di sopportare nuovo traffico. Per anni residenti e ambientalisti hanno difeso strenuamente questo spazio, nel tentativo di bloccare l’opera, denunciando le sfregio ambientale e il traffico non sopportabile. Le Amministrazioni comunali hanno ripetutamente negato l’autorizzazione a costruire, perché non fosse irreparabilmente distrutto quel luogo, passo verso la cementificazione delle colline. Tutto inutile. La sentenza del Tar ha reso possibili i lavori. Sono arrivate gru e ruspe. Dramma paesaggistico.

Era uno splendido scorcio collinare, una valletta verde e incontaminata, area di pregio, in una macchia verde, punteggiato di ulivi, a Quinzano, sulla strada verso Montecchio: il Monsel.

Da decenni si parlava di una lottizzazione proprio lì.

Anno 2008

Luglio. Monsel. Apre il cantiere, per 60 appartamenti signorili e 180 garage, in 10 palazzine.

Ottobre. Quinzano: quattro scosse, come di terremoto, e crepe in alcune case. Sono sotto accusa le vibrazioni prodotte dai lavori in atto, dai trasporti e dal compressore pneumatico. C’è chi abbandona la propria casa.

Nonostante che Istituzioni e Sindaco restino indifferenti e non rispondano, le proteste continuano:

Mario Spezia, ambientalista: “I tecnici comunali non hanno valutato l’impatto ambientale dato dalla costruzione di 19.999 mc di fabbricato nel contesto di Quinzano. Camion e auto ingolfano il paese a causa di una lottizzazione approvata senza un piano viabilistico”.

Non hanno prodotto effetti ricorsi al TAR; segnalazioni alla Sovrintendenza; un esposto a carabinieri e vigili del fuoco per le crepe nelle case; un esposto in Procura, lamentando danni alle cose (l’impresa ha rassicurato e la Procura ha archiviato); 1.500 firme alla Giunta Zanotto; una lettera al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi perché fermi “Borgo degli ulivi” e inverta una logica assurda di distruzione e di degrado.

Nodo viabilità. Un’unica arteria attraversa la frazione; ci sono poi viottoli delimitati da antichi muri a secco. Si teme il collasso. E’ tracciata una nuova rete stradale, ma mancano i soldi. Bozza, presidente della Circoscrizione: “Solo sulla carta c’è una viabilità alternativa a quella attuale”.

Settembre 2009. L’andirivieni dei TIR verso il Monsel continua e la terra trema. La Polizia municipale nota nelle case screpolature e tremolii. Insorgono gli abitanti di via Lavello, strettoia di metri 2,5 – invasa da decine di Tir: superano i 12 metri consentiti; fanno tremare i vetri delle case; mettono a rischio le cantine. Terminati i lavori, come potranno passare le 100 auto dei nuovi residenti?”.

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