Rilievo di Tito Brunelli: Come si spiega il fuggi fuggi ?

Ciò che succede a Verona è difficile da capire e da motivare. Pare che “Catullo spa” stia compiendo scelte decisive, capaci di produrre risultati di rilievo: con l’ingresso di Save nella compagnia cresce il capitale sociale; si è mosso Unicredit (ottimo) per un accompagnamento economico; entra la compagnia Neos. Bene. Vi va verso il Polo del Nord Est. Molto bene.
Come si spiega, in questa situzione, che Meridiana lasci l’aeroporto Catullo di cui da anni è protagonista? Perché AirOne non è più al Catullo? Perché la Provincia autonoma di Bolzano, socia fin dall’inizio, esce dalla “Catullo spa”? Perché la Provincia di Mantova, per anni a fianco dell’aeroporto Catullo, fa la stessa scelta? Perché Camera di Commercio di Brescia esce dalla compagnia? Perché il Comune di Villafranca, nel cui territorio si colloca il Catullo, vende quasi tutte le azioni dell’aeroporto? Non è tutto. Succede qualcosa di più grave che, ci auguriamo, qualcuno spiegherà:

non è più socio della “Catullo spa” il Banco Popolare di Verona, per anni sostenitore e finanziatore del Catullo. Altrettanto grave: Fondazione Cariverona non versa i 5-6 milioni di cui si parlava e resta socia con un piccolo capitale: il 2,8%.
Nel CdA della “Catullo spa” sono soci rappresentati solo Aerogest ( i soci pubblici) e Save (socio privato – socio forte).
Come si spiega? Una spiegazione può essere che tutti sanno che Enrico Marchi diventerà, tra qualche anno, gestore unico del Polo aeroportuale del Nord Est. Ogni ente ci tiene a gestire i soldi che investe da protagonista: chi si rende conto che versando una quota fa un regalo a Marchi che la utilizza come crede opportuno, ci pensa bene; può essere che decida di investire altrove, dove spende e partecipa realmente alle scelte.
Attenzione Verona! Attenzione Trento! Attenzione soci minori!
– Questo fuggi fuggi può essere legato anche alla perenne litigiosità tra Verona e Brescia. Insieme avrebbero potuto valorizzare i due aeroporti (Catullo e D’Annunzio). Insieme hanno sognato, senza mai fare il passo successivo, il progetto “Aeroporti del Garda”. Se fossero andati in quella direzione (difficile dire se era quella giusta), sarebbero diventate città capofila, in concorrenza con Milano, Venezia, Monaco di Baviera, con possibilità inesplorate di successo. Se fossero state capaci di dialogo forse tutti i soldi spesi tra la fine del secolo scorso e il 2013 potevano andare a profitto. Invece i due scali sono arrivati sull’orlo del baratro. Avrebbero potuto trattare insieme con Marchi, in una posizione di forza e con un peso maggiore nel Polo del Nord Est.
Non ce l’abbiamo fatta. Ci siamo fermati di fronte al baratro solo perché un angelo è venuto a tirarci fuori: Enrico Marchi. Noi siamo contenti perché ci siamo ancora; lui è contento perché, di fatto, sta acquisendo il Catullo, il D’Annunzio e l’aeroporto di Lubiana: diventa una potenza.
Proprio chi urla “Paroni a casa nostra” ha creato le condizioni per cedere al altri la “nostra casa”.

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