Valutazioni di Tito Brunelli sull’Oasi di Vajo Galina

Alcune righe di Rolling Thunder possono essere strumento di riflessione e di presa di coscienza di uno dei mali principali della nostra società, dei quali fatichiamo a renderci conto: “Gli uomini di questa società si sono allontanati in modo preoccupante da alberi, uccelli, insetti; da tutti gli esseri viventi e persino dal tempo, dalla pioggia, dal sole. Anche per questo sono così lontani dal loro io. Cose innaturali vengono così fortemente percepite dallo spirito moderno che non ci si stupisce che le cose naturali gli sembrino strane e gli riesca difficile confrontarsi con esse. Lo spirito dell’uomo è identico a quello dell’universo. Così l’uomo può riconoscere la propria natura dalla natura stessa”.

Venire a sapere cosa accade in Vajo Galina lascia sconcertati.

Ho avuto la fortuna di conoscere Michele dall’O, che ha curato direttamente, con il Wwf, la valle, presentando l’esperienza vissuta nel libro di cui abbiamo parlato. Sono persone che condividono l’attaccamento alla Natura fino al rifiuto della società consumistica, all’automobile in particolare. 

Persone di questo genere non sono malleabili: sono testarde, ma preziose. Dedicano la vita a un ideale naturalistico, con una decisione che può apparire intransigenza. Trattare con loro non è facile. Però una Amministrazione che cerca il bene del territorio non può permettersi di farne a meno: sono persone insostituibili.

Ho conosciuto uno di loro all’università. Un giorno ha raccolto un filo d’erba e di esso ha parlato, come se stesse presentando un tesoro immenso. Ero affascinato dalla carica umana dell’amico. Persone strane per molti; ma se si segue il loro modo di vivere, si scoprono tesori veri di umanità e di amore.

In parecchi articoli precedenti ho affermato che per tenere in ordine e per far vivere i nostri parchi, i bastioni, le Torricelle e tutti gli spazi verdi di Verona, la strada è una ed è difficile trovarne un’altra: coinvolgere con responsabilità le associazioni cittadine legate all’ambiente. Trovare un accordo, in uno spirito di fiducia reciproca, sarà impresa ardua, ma è l’unica che abbiamo davanti. Ognuno deve aver chiara la sua posizione; sicuramente ci saranno visioni divergenti. Ma se tutti diamo prova di stima e di apprezzamento per il bene che ognuno (persona, famiglia, gruppo) porta in sè e sa mettere a disposizione per il bene di tutti, la città avrà trovato un vero tesoro, che ne accompagnerà la rinascita.

Rifiutiamo questa proposta? E sia. Ma dobbiamo ben sapere che lasciamo aree importanti e delicate di Verona alla mercé del degrado e dell’abbandono. Allora l’ambiente non sarà fratello, come canta Francesco d’Assisi. Sarà ostile e brutto, luogo per sconfitti dalla vita, che reagiscono male al disinteresse e all’abbandono in cui si trovano a vivere.

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