Quale futuro per l’ex Tiberghien?

Febbraio 2013. E’ una gigantesca area dismessa (38.000 mq): un importante ex lanificio, con palazzine e capannoni in alcuni casi pericolosi, in via Unità d’Italia (San Michele). Abbandonata da una decina di anni, oggi è rifugio e dormitorio per senza fissa dimora e poveracci. E’ diventata terra di nessuno: cittadella di puzzolenti rifiuti, dello spaccio, di tossicodipendenti e di sbandati.
I residenti, in particolare gli artigiani, denunciano che la loro presenza crea “paura per la sfrontatezza di queste persone, che sono entrate in due officine meccaniche, in un negozio di ferramenta e in una vetreria. Si calano dai tetti e fanno razzia di quello che trovano”.
Hanno anche provocato un incendio. I controlli delle forze dell’ordine non le scoraggiano.
Partito Democratico: “La Regione ha inserito l’ex Tiberghien in un progetto di recupero insostenibile,

con indici di edificabilità altissimi: fino a 550 nuovi appartamenti. Occorre cambiare strada”. La proprietà deve intervenire. La città deve trovare una soluzione.
Giugno 2014. Finalmente la proprietà presenta un piano di riqualificazione:
– demolizione dell’ex stabilimento, eccetto la ciminiera di 40 metri: archeologia industriale;
– una parte residenziale per anziani;
– due torri sui 43 metri, per una settantina di abitazioni;
– un albergo con 170 stanze;
– posti auto interrati;
– tre rotatorie;
– un’area direzionale e una commerciale con negozi di vicinato;
– area verde.
La sostenibilità economica poggia sul commerciale: un supermercato Esselunga occuperà 8.500 mq.
Considerazioni di Tito Brunelli
A Verona ci sono grandi contenitori vuoti e grandi spazi non utilizzati, soprattutto a Verona Sud, ma anche in tutta la città. Basti pensare ai luoghi ex militari e, nell’est cittadino, all’ex Pasqua e all’ex Albi. Che ne facciamo? Nessuno lo sa. Pochi si pongono la questione. Verona è città da rivisitare, da ripensare. Nel frattempo, per lo meno non si dovrebbe occupare altro spazio verde nelle periferie e nel poco territorio verde che ancora resta. Ciò che si decide di costruire lo si faccia in terreni già urbanizzati, già cementificati. Almeno questo, in attesa che si possano avviare grandi progetti di recupero.

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