Bastioni:ricchezza rara per Verona, da curare

Luglio 2013. Bastioni di San Zeno e di circonvallazione Maroncelli. I frequentatori sono pochi. Niente bambini che giocano. I turisti preferiscono il caldo dell’asfalto. Dominano incuria, rifiuti, aria fetida; angoli che diventano vespasiani; campeggi per sbandati; bivacchi a cielo aperto, con coperte e indumenti lerci; panchine con cartoni, materassi e tendaggi; pistole (quattro negli ultimi anni) e proiettili.

Volontari, in particolare Legambiente, la mattina puliscono gli scempi; di notte torna il degrado.

I bastioni tornano puliti quando la polizia municipale controlla e rimuove i bivacchi. Quanto dura?  Il Comune chiede controlli a Prefettura, Questura e Carabinieri. Servono, ma non sono la soluzione.

Direzione giusta: il progetto chioschi, previsto in alcuni parchi. Assessore Corsi: “Privilegiamo concessioni decennali, con tariffe agevolate per associazioni disponibili a gestire quei luoghi preziosi”. Il parco deve essere vissuto, con iniziative che richiamano gente, con presenza costante di giovani, con punti ristoro. Questa è la strada che garantisce successo.

Modello (parziale): i giardini Pradaval, con plateatico, tavolini, sedie e chioschi.

Valutazioni di Tito Brunelli

Chi cura i bastioni a Verona?

Si prestano alcune associazioni, tipo Legambiente.

Tentativo meritorio, abbandonato perché costoso: lo zoo nel bastione di circonvallazione Oriani. Bastione di San Zeno: utilizzo positivo, anche se parziale, per sportivi.

Buona la presenza di società sportive nel bastione di via colonnello Galliano, verso Ponte Catena.

Interventi lodevoli in Alto San Nazaro.

Situazione privilegiata: i giardini “Raggio di Sole”.

Piccoli tentativi utili. Manca però un progetto complessivo sul ruolo ambientale e sociale dei bastioni: una grande area verde che la gran parte delle città sognano. A Verona la questione non è all’ordine del giorno.

Domanda ovvia, che non ci poniamo mai: cosa ne vuol fare Verona di questi grandi e preziosi spazi verdi, per di più ricchi di vestigia storiche di valore? La città deve individuare una loro positiva presenza per una popolazione che si dice alla caccia di spazi verdi e neppure prova a valorizzare quelli, di pregio, che ha.

Idea possibile: Coinvolgere scolaresche, gruppi, agricoltori in pensione e in attività, anziani interessati agli orti e alla cura della terra, … per coltivare ampi spazi dei bastioni, attirando su di essi l’attenzione di ragazzi, giovani, famiglie e anziani.

Quando insegnavo alla scuola media di Santa Lucia, con classi a tempo pieno, con la collaborazione gratuita di un agronomo amico ed entusiasta (Paolo Braggio) e di due agricoltori: uno in pensione e l’altro in attività (Luigi Zandonà), abbiamo dissodato e poi coltivato un terreno abbastanza grande intorno alla scuola. Abbiamo visto crescere due vigneti e una quindicina di alberi da frutto; abbiamo coltivato una decina di orti (curati ciascuno da due o tre ragazzi); abbiamo circondato la palestra con sei giardinetti fioriti (curati ciascuno da 3 o 4 ragazzi); abbiamo piantato una decina di pini.

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