Amministrazione, piassaroti e residenti

Non c’è pace tra Amministrazione e piassaroti. Enrico Corsi, assessore al Commercio: “Negli ultimi anni abbiamo permesso deroghe, fatto concessioni, tolti vincoli; siamo passati da 15 a 18 domeniche all’anno di apertura dei banchi; abbiamo aggiunto merceologie di vendita. Non abbiamo ottenuto nulla. Ciascuno fa ciò che vuole, nel caos generale; i banchi chiudono quando vogliono. Ora basta. Dobbiamo pretendere ordine e decoro, con norme rigide che tutti dovranno rispettare. Il sabato l’orario di sgombero resta alle 19 (gli operatori chiedono le 22). Si può arrivare a chiudere l’attività”. Questo atteggiamento dell’assessore infiamma piassaroti, negozianti e residenti.

I piassaroti chiedono un concorso di idee che riqualifichi l’insieme e renda evidente che tipo di piazza vogliamo. Se i banchi non sono belli, si faccia anche per questo un concorso.

L’idea dell’architetto Giorgio Forti: dall’arco della Costa a corso sant’Anastasia meglio coprire i plateatici dei bar con una tenda uguale per tutti, agganciata ai palazzi storici, di colore “rosso Verona”. Per la parte che dall’arco guarda a via Mazzini meglio ombrelloni quadrangolari”.

Alcuni esercenti comunicano a Corsi che i proprietari dei palazzi non gradiscono che le tende siano agganciate alle facciate. Corsi poi punta a ombrelloni su tutta la piazza, non in una parte di essa. Forti: “Mi paiono scuse: le tende sono già attaccate ai palazzi. Nessun proprietario si è espresso contro: vicenda strana. Due esercenti si oppongono, ma i più sono favorevoli. La Sovrintendenza ha approvato. Sostituiamo tende che già esistono e progettiamo un porta tende che distribuisce il peso in maniera omogenea: l’intera struttura ne trae beneficio. Nessun contrario mi ha contattato e qualche barista mi ha detto di andare avanti”.

Corsi : “Faremo il punto della situazione con i 40 gestori dei bar di piazza Erbe”.

– Giugno 2014. Un ‘decreto legge’ chiede che Sovrintendenze e Comuni riesaminino le concessioni di suolo pubblico, per contrastare, in vie e piazze di interesse storico e artistico, le attività commerciali, ambulanti o su posteggio che si ritengono non compatibili col patrimonio culturale della città, trasferendo l’attività in area idonea o con un indennizzo al commerciante allontanato.

Corsi: “In piazza Erbe il riordino è in ritardo: occorre stringere i tempi. La norma riguarda anche bar e ristoranti, per i quali vanno uniformate le strutture esterne dal punto di vista estetico e, ancora di più, vanno verificate le merceologie in vendita”.

Valutazione di Tito Brunelli

L’Amministrazione deve decidere. Su piazza Erbe si discute da decenni e si arriva normalmente a soluzioni pasticciate. Probabilmente il concorso pubblico sul futuro della piazza, sulla tipologia delle mercanzie ammesse e sul tipo di banchi da è la strada giusta, a patto che, una volta finito il concorso, chiamando a decidere anche i piassaroti e gli esercenti, con tutta la città, l’Amministrazione sostenga la soluzione adottata e non permetta altre schermaglie.

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