Le nostre colline: un amore che deve rinascere e crescere

Agosto 2013. Mizzole. Rovi ed erba alta mezzo metro; alberi non potati da anni; carbonassi lunghi un metro; insetti e cavallette, ad esempio nel giardino di via Bertoldi e dietro la chiesa; voragini nell’asfalto; tombini occlusi; panchine al sole; altalena del parco giochi rotta da mesi; illuminazione non funzionante. I residenti si sentono abbandonati e delusi: “Basta un niente per sistemare. Circondati dal verde, non ne possiamo fruire”.

Febbraio 2014. Montorio. Piove. Torna la paura. Ogni previsione è difficile. Montorio ricorda quanto accaduto nel maggio 2013, con l’esondazione del torrente Squaranto. Preoccupano le scuole in zone ad alto rischio. “Chi dà l’allarme in caso di piena?”. I tecnici: “In caso di emergenza scatterà il piano, non quello comunale, non concluso”.

Marzo 2014. Montorio. Riunione degli enti interessati per impedire il ripetersi di inondazioni. “Il bacino dello Squaranto è permeabile: assorbe facilmente. Nel caso di intensi fenomeni e di una possibile onda enorme”, dopo aver confermato che prioritaria è la manutenzione ordinaria, viene stabilito il da farsi:

– con una griglia, fermare il legname a nord di Pigozzo;

– prevenire l’otturazione dei ponti e le conseguenti esondazioni;

– preparare un bacino, tra Pigozzo e Mizzole, per farvi defluire le acque in eccesso.

Il Comune: “Ci sono soldi solo per la manutenzione ordinaria e per griglie e muri di contenimento”.

Valutazioni di Tito Brunelli

Quanti Veronesi conoscono le nostre colline e il loro stato? Pochi. Un popolo che non conosce il suo patrimonio non ha ancora conquistato la sua consapevolezza e la sua identità. I territori lontani dal cuore e dagli occhi dei cittadini sono destinati a deperire. Prima conseguenza: il calo pesante degli abitanti della collina: sono poche migliaia. Da lì si scappa.

Un territorio non sentito come comune patrimonio, assente dalla visuale di chi deve valorizzarlo, un po’ alla volta muore. Ed ecco i rovi e l’abbandono; ecco l’acqua che fa paura; ecco i corsi d’acqua che, invece di costituire una attrazione bella, diventano uno spauracchio.

Significativa la situazione di Montorio: nato e cresciuto per l’acqua, oggi la guarda a vista e la teme, come croce e delizia: nel passato essa ne ha determinato la ricchezza; ancora oggi lo rende particolare e unico, con percorsi spettacolari tra il verde intenso della vegetazione e l’azzurro grigio dei corsi d’acqua; nel presente però il rischio esondazioni rappresenta un grave pericolo, come nel caso della recente piena dello Squaranto che ha sommerso il paese.

La società del benessere ci ha portato a questo. Invertire la rotta è difficile, ma doveroso.

Primo passo: aiutare almeno i Veronesi a conoscere Pigozzo. “Ma che cosa è questo Pigozzo?”. Tutti lo dobbiamo sapere. Lo stesso deve avvenire per Moruri, Cancello, Trezzolano, Mizzole, …

Altro passo: fin dalle elementari i Veronesi devono recarsi in queste zone e scoprirne le bellezze, i valori e le opportunità, anche sul piano economico.

Terzo passo: puntare decisamente alla manutenzione e alla conservazione del territorio, ma soprattutto alla sua valorizzazione: di queste come delle altre colline veronesi.

 

 

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