Valutazioni di Tito Brunelli su Ca’ del Bue (seconda parte)

Problema dei problemi: per smaltire i rifiuti, in una città come Verona, esiste una concreta alternativa all’inceneritore?

E’ inaccettabile che manchi una risposta certa a questa domanda. Perché Sindaco, AGSM, maggioranza, minoranza e tecnici capaci non organizzano una visita in città simili a Verona per avere la certezza che l’alternativa c’è ed è apprezzata? La risposta può essere:

– l’alternativa c’è;

– l’alternativa non c’è;

– l’alternativa è incerta e parziale.

Se è chiara una delle prime due risposte, il futuro è segnato.

Se è la terza quella veritiera, deve aprirsi un confronto alla luce del sole. Partiti o raggruppamenti proporranno la loro soluzione e, dopo un dibattito approfondito, i cittadini saranno nelle condizioni per stabilire, consapevolmente, la strada da seguire. Finché non si arriva a tale scelta, il cittadino ha tutti i motivi per sentirsi non considerato o frodato.

Altro problema capitale: se i rifiuti industriali e quelli speciali vengono bruciati a Ca’ del Bue, quali sono le conseguenze per la salute e la qualità della vita dei cittadini che vivono nei territori circostanti? Se è obbligatorio smaltirli (a meno che decidiamo – impossibile! – di abbandonare il tipo si società industriale che abbiamo costruito e nella quale preferiamo continuare a vivere) quali possibilità lecite ci sono?

Gli stessi quesiti posti in altro modo:

– perché investire su un rinnovato Ca’ del Bue se tutti sanno che l’impianto è troppo grande rispetto

alla quantità di rifiuti, in continuo calo, prodotti nel nostro territorio?

– come si spiega che la Regione, ammettendo di aver sbagliato previsioni, chiude l’inceneritore veneziano di Fusina, sottoutilizzato, e contemporaneamente sceglie o consente di aprire quello di Ca’ del Bue?

– come si spiega che il Comune di Verona abbia proceduto a una gara d’appalto su presupposti non chiariti ? Non era preferibile e logico avere a disposizione tutti i dati per una scelta consapevole?

Ultima nota, spiacevole. La vicenda di Ca’ del Bue testimonia che troppo spesso le lotte tra partiti e all’interno dello stesso partito o un leader che decide in proprio sono più potenti della verità e della ricerca del bene comune. Nel nostro caso, l’assessore regionale all’Ambiente ha maturato una visione condivisa che non prevede l’inceneritore di Ca’ del Bue, ma non è in grado di portarla avanti perché il capo partito la vede in un altro modo. Inammissibile, a meno che il cambio di visione avvenga dopo un dibattito alla luce del sole.

Si nota poi come ci sia, da parte della Lega Nord e del suo leader in Veneto, un legame forte con Urbaser. I motivi non mancano (“i patti si devono osservare”), ma anche in questo caso deve emergere la verità: i cittadini devono conoscere gli esatti termini dell’accordo tra Comune di Verona e Urbaser.

Lascia perplessi il richiamo all’utile economico prodotto dall’inceneritore di Brescia: “Anche Verona deve guadagnare”. Se è possibile benissimo; ma se, per guadagnare, si è disposti a manovre non chiare e non chiarite, meglio lasciar perdere. Ancora una volta è questione di chiarezza nelle scelte, quella chiarezza che è mancata e continua a mancare nella questione inceneritore a Verona.

La parola al sindaco Tosi.

 

 

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