Valutazione di Tito Brunelli su Ca’ del Bue

Proviamo a dire la verità ?

Di Ca’ del Bue la gran parte dei veronesi non parla, forse perché da anni non si capisce dove sta il problema. C’è chi dice che non funziona e chi dice che funziona. C’è chi dice che l’impianto è di avanguardia e può rendere molto, se si risolvono alcuni problemi e c’è chi dice che è superato e si è trattato di un azzardo imperdonabile.

Estate 2014. La questione maggiore: “Abbiamo speso una marea di soldi per questo inceneritore che non funziona come dovrebbe e venite a dirci che dobbiamo spenderne almeno altrettanti, altrimenti non funzionerà mai”.

Le domane si accavallano:

– perché si sono spesi 125 milioni per un inceneritore che non funziona?

– chi garantisce che, spendendone altri 150, poi tutto procederà bene?

– chi metterà a disposizione questi soldi?

Il gruppo Urbaser ha vinto la gara e si impegna a rinnovare gli impianti; dice di accollarsi tutta la spesa, con un project financing. Le perplessità ci assalgono. Se ce n’era bisogno, dopo gli eventi di questi anni abbiamo capito che il privato non ci mette i soldi come beneficienza, rimettendoci in proprio: Urbaser investe per guadagnare. Il sindaco Tosi deve dirci, in modo comprensibile per tutti i cittadini, quali accordi ci sono. Non è facile. Finora di chiaro c’è stato poco.

Il Comune non ha i soldi per coprire le spese di Urbaser. Le banche non anticipano cifre del genere, tanto più per un’opera che lascia molti dubbi e non garantisce il successo. La gestione dell’inceneritore per 25 anni (è questo l’accordo) dà ad Urbaser la certezza di guadagno? Se la risposta è ‘no’ o è incerta, come pare ai più, ci devono essere altre entrate e accordi che garantiscono a Urbaser di guadagnare. Dobbiamo sapere quali.

A Tele Arena il direttore generale di AGSM ha detto che Ca’ del Bue, in carenza di rifiuti urbani, potrebbe bruciare rifiuti industriali speciali. Scelta rischiosa: abbiamo il diritto di esserne consapevoli. Una società industriale come la nostra sa che deve smaltire rifiuti industriali, in qualche caso pericolosi. Finora i rifiuti nocivi in generale li abbiamo sepolti in Campania, in altre aree dell’Italia meridionale e in Africa; altri li hanno bruciati per noi nel Nord Europa, attrezzata per questo tipo di smaltimento. Il problema va spiegato e discusso, alla ricerca delle possibili soluzioni, che non possono essere quelle di avvelenare aree depresse e di arricchire la malavita organizzata. Il sindaco Tosi deve dirci la verità.

Quando cominciamo a dirla e ad affrontare le questioni, a partire da quelle più spinose?

Altra domanda doverosa: è ragionevole insistere su un progetto contrastato, sapendo che tra qualche anno l’Unione Europea lo riterrà illegale? Se ha preso questa decisione, ci saranno validi motivi. O decidiamo che Verona faccia parte a se stessa, andando verso una disfatta?

Venezia aveva il suo inceneritore a Fusina. L’ha chiuso. Perché? Se i rifiuti da bruciare sono sempre meno e cresce la raccolta differenziata, perché Verona si intestardisce ad aprirne un nuovo? Venezia si è data la zappa sui piedi o ha preso atto che un inceneritore che incenerisce sempre meno, perché mancano i rifiuti, è destinato a essere una palla al piede, per cui, finché si è in tempo, è meglio trovare altre soluzioni per lo smaltimento? Qualcuno dovrà dirci la verità. Incertezze e dubbi sono troppi e pesanti per dire ‘sì’ a un progetto costoso e incerto. Se la raccolta differenziata dà risultati molto positivi (tutti lo ammettono), perché non puntare tutto su quella?

 

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