Viva le teste dure: avanti decisi, senza confronto

Il Tar del Lazio ha parlato e ha bocciato la richiesta di incentivi Cip6 per Ca’ del Bue.

AGSM però non molla e ricorre al Consiglio di Stato.

Chi aspettava l’ammissione che l’inceneritore non è più economicamente sostenibile né vantaggioso per la città resta deluso: niente pietre tombali.

Anzi: AGSM rilancia la sfida al Consiglio di Stato e in Regione.

Paternoster: “Confermo le parole dette. Ma l’azienda ha il dovere di tentarle tutte prima di abbandonare un progetto già costato parecchio. Ci appelliamo al Consiglio di Stato e diffidiamo la Regione per sapere con esattezza quanti rifiuti ci vuol far trattare. Per decidere abbiamo bisogno di dati precisi. Poi potremo valutare e decidere se costruire l’impianto. 150.000 tonnellate di rifiuti all’anno non sono abbastanza per mantenere la tariffa a 140 euro”.

Il sindaco Tosi è d’accordo: bene il ricorso al Consiglio di Stato per vedersi riconosciuti gli incentivi Cip6. “Se AGSM si vedrà assegnare i Cip6 e la Regione riconoscerà la quantità di 190.000 tonnellate di rifiuti da bruciare previste a Ca’ del Bue (non le 150.000 che ha assegnato dopo) bene. Diversamente Regione e Stato ne risponderanno. I termovalorizzatori sono l’unico sistema testato per produrre energia con i rifiuti. L’alternativa? Le discariche.

Soluzione non buona. AGSM gestisce denaro pubblico: è obbligata a tentare di riavere i Cip6 e il tonnellaggio più elevato. Se il nuovo Ca’ del Bue non si fa, Urbaser chiederà i danni. A Brescia il Centro sinistra di Paolo Corsini, 15 anni fa, ha costruito il termovalorizzatore. Con i 60 milioni all’anno che ha guadagnato, il Comune ha realizzato 14 Km di metropolitana”.

I Grillini: “Il sindaco Tosi vuole Ca’ del Bue perché l’inceneritore di Brescia produce utili per 60 milioni all’anno. Vuole una macchina da soldi, per di più provenienti dalle bollette dei cittadini. E’ questa la programmazione per la città? Tosi dice che ha subito le scelte regionali, ma nella commissione regionale incaricata, c’erano Gian Piero Cigolini, in rappresentanza del Comune, un rappresentante di AGSM e uno di AMIA: 3 su 7. Come può dire che hanno deciso senza di lui? L’impianto di Ca’ del Bue può essere venduto recuperando gran parte dei soldi investiti. La rinuncia costerebbe ai Veronesi assai meno che tenere in vita, per 25 anni, un impianto fuori mercato, visto che i rifiuti necessari per farlo funzionare non esistono e i Cip6 non arriveranno. La Lega Nord, a Parma, è contro l’inceneritore con motivazioni identiche a quelle che noi ripetiamo da anni. Ca’ del Bue è uno sporco affare, sicuramente colluso con il malaffare. L’Amministrazione non risponde alle domande ed evita il confronto. Speriamo che AGSM e Amministrazione si guardino intorno per creare alternative ecosostenibili all’incenerimento”.

 

 

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Archiviato in Cà del Bue, Inceneritore, Infrastrutture, Urbanistica

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