Gli oppositori all’inceneritore

Roberto Fasoli (PD): “Non ci sono rifiuti per far funzionare Ca’ del Bue. Se Urbaser perde il ricorso, l’occasione sarà buona per pensare a riconvertire l’impianto con pratiche nuove”.

Bertucco: “Gli inceneritori non sono sostenibili senza incentivi Cip6. Il nuovo Ca’del Bue non può beneficiarne: il Sindaco lo scopre oggi, ma è di pubblico dominio da anni. L’Italia ha fatto un uso distorto di incentivi pensati per le energie rinnovabili. Li ha estesi a ciò che rinnovabile non è, come l’incenerimento dei rifiuti. Il freno imposto dal governo è dovuto. Non si comprende su quali basi Comune e AGSM abbiano approvato il piano finanziario. Tosi si metta d’accordo con il segretario del suo partito che, qualche tempo fa, fece un’altra importante scoperta circa l’insufficienza dei rifiuti, presenti e futuri, per far funzionare l’inceneritore a pieno ritmo: risolva i rapporti con Urbaser e avvii per Ca’ del Bue un reimpiego. Non è la Regione a volere Ca’ del Bue. Cosa farà adesso il Sindaco? Allestirà i forni per bruciare rifiuti speciali provenienti da chissà dove? O dichiarerà il fallimento del progetto dei forni? Il vero pericolo, oggi, sta nella possibilità che arrivino rifiuti speciali: a rendere redditizio un inceneritore è l’enorme mole di scarti industriali”.

Valerio Avesani (sindaco – San Martino): “L’utilizzo dei Cip6 per l’inceneritore contrasta con la direttiva UE. Gli incentivi sono destinati solo a impianti che fanno uso di fonti rinnovabili: acqua, aria, sole, biomasse come il legno. Un rifiuto bruciato crea solo veleno e nessun rinnovo. Il progetto Ca’ del Bue non sta in piedi senza incentivi. Meno si consuma in maniera scriteriata e più si ricicla in modo corretto, meno rifiuti si producono e meno bisogno abbiamo di inceneritori. E’ stato chiuso l’inceneritore di Fusina (VE) per mancanza di rifiuti: chi può pensare di avviarne uno nuovo?”.

Federico Vantini (sindaco – San Giovanni Lupatoto):

“Nelle parole di Paternoster non c’è la coscienza della realtà: l’impianto è pericoloso per la salute, obsoleto e inutile. L’obiettivo di Verona è solo economico: incassare soldi. Torna l’ipotesi di ampliare il bacino di conferimento e di bruciare rifiuti speciali. Soluzioni inammissibili. AGSM pensa di bruciare i rifiuti che tutto il mondo considera una risorsa da recuperare e riciclare. Sono preoccupato. Perché escludere ipotesi diverse dall’incenerimento? AGSM può diventare azienda in prima fila per tecnologie innovative. Serve un cambio di marcia e di mentalità, per le future generazioni: abbandonare la strada dell’inceneritore. Meglio accordarsi con Urbaser per un impianto di recupero a freddo, meno costoso e meno inquinante, evitando un contenzioso”.

La domanda: l’alternativa all’inceneritore è reale o è una speranza? Qui va aperto il confronto.

 

 

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