Cà del Bue: Voci critiche di politici

Giorgetti (PdL): “Prima di impegnarsi con Urbaser, AGSM chiarisca da dove arriveranno i rifiuti da bruciare e quanto costerà lo smaltimento. Poi si progetta. I cittadini (quelli di Verona e quelli dei Comuni della provincia, ai quali non si può chiedere di pagare di più per volontà del Comune capoluogo) hanno diritto di sapere se smaltire i rifiuti a Ca’ del Bue costerà più o meno di quanto pagano oggi. L’Europa dice che il rifiuto indifferenziato non deve più andare in discarica né bruciare negli inceneritori. E delle attuali discariche cosa ne facciamo? Cigolini, da direttore di AMIA, non voleva comprare la discarica di Ca’ Filissine? Meglio le discariche dell’inceneritore? No. Però è giusto che bruci l’ultima frazione dei rifiuti, il secco non recuperabile. Lo prevede la legge regionale che spinge al massimo la raccolta differenziata. Il problema è la potenzialità di Ca’ del Bue e, di conseguenza, i costi”.
Bond, capogruppo regionale PdL: “Prima la salute. Gli inceneritori sono impianti obsoleti”.
Valdegamberi: “E’ fuori mercato investire ulteriori 150 o più milioni per attivare l’impianto di Ca’ del Bue e obbligare alla consegna quotidiana, per 25 anni, di 600 tonnellate di rifiuti, anche da fuori regione, chiedendo una tariffa di 130-140 euro a tonnellata: costi che ricadranno sulle bollette degli ignari veronesi. In Veneto, con il trend attuale di raccolta differenziata, il cui aumento sta all’origine dei cambiamenti in atto, saranno sempre meno i rifiuti, urbani e non, destinati all’incenerimento.

E’ meglio che il termovalorizzatore diventi centro per trattamento a freddo e riciclo delle immondizie. Ma Verona, invece di accelerare sulla raccolta differenziata, prosegue nella direzione sbagliata: pagheranno i cittadini. Non sono contrario a Ca’ del Bue. L’incognita è: chi paga? Se il termovalorizzatore non si farà, gli amministratori di AGSM e del Comune dovrebbero pagare i milioni persi. Più di 3 anni fa ho avvertito che l’impianto sarebbe stato non sostenibile economicamente e non avrebbe avuto quantità sufficienti di rifiuti da bruciare. Sono andati avanti, senza nemmeno la certezza dei contributi ministeriali. Ci sono gravi responsabilità”.
SEL. Sono da preferire metodi alternativi di smaltimento di rifiuti, puntando sul riciclaggio. Ca’ del Bue può diventare polo integrato di riciclo dei rifiuti, utilizzando il selezionatore esistente e riavviando l’impianto di trattamento dei residui per produrre materiale come il pellet”.
Dobbiamo capire: i rifiuti da bruciare ci sono o no? Se no, perché si continua a parlare di inceneritori?

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Archiviato in Cà del Bue, Inceneritore, Urbanistica

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