Gli attori del progetto inceneritore

 Regione Veneto, Comune di Verona, Comuni limitrofi, AGSM, Urbaser

Ruolo della Regione

Anno 2012. In Veneto i termovalorizzatori in funzione erano tre: Padova, Fusina (VE), Schio (VI), con la previsione di un quarto a Ca’ del Bue (VR). Belluno e Rovigo utilizzano discariche. Treviso, senza inceneritore e senza discariche, sottopone i suoi rifiuti a un trattamento che li rende speciali e li porta fuori provincia.

Dicembre 2013. La Regione chiude l’inceneritore di Fusina: ogni anno bruciava un 13% in meno di rifiuti.

La Regione abbisogna di linee per rifiuti speciali, che oggi smaltisce con 9 impianti e 30 discariche. Altre 35 sono per i rifiuti inerti: gli scarti dell’edilizia.

Mancano una discarica per rifiuti pericolosi e una per l’amianto.

A termini di legge i rifiuti urbani vanno smaltiti all’interno della provincia in cui sono prodotti. Quelli speciali, per lo più residui della produzione industriale, vengono smaltiti sul libero mercato, da chi offre il miglior prezzo.

Spetta alla Regione Veneto decidere

– il progetto regionale dello smaltimento dei rifiuti,

– il numero degli inceneritori nel Veneto e la quantità dei rifiuti che ciascuno può bruciare.

Maggio 2012. Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente, leghista: “Obiettivo è l’autosufficienza”.

In Veneto la situazione è in rapida evoluzione:

nel 2011 la produzione di rifiuti cala: – 4,3%. Perciò si riduce la quantità dei rifiuti avviati all’incenerimento (- 8,1%) e al deposito in discarica (- 8,2%). Motivo: cresce la raccolta differenziata: il 58,3% dei rifiuti urbani viene recuperato. Il nuovo Piano regionale punta al 70% di raccolta differenziata entro il 2020. Risolutiva è la raccolta porta a porta. Nei capoluoghi, con i cassonetti, è difficile superare il 45% di raccolta differenziata. Di fronte a novità di tanto spessore, il Piano regionale rifiuti vieta nuovi inceneritori e discariche e punta, con il 2014, a una nuova programmazione che preveda l’equilibrio tra raccolta differenziata, smaltimento in discarica e recupero energetico assicurato dai termovalorizzatori.

Problema: i termovalorizzatori in funzione chiedono rifiuti: nel 2010 il Veneto ne ha bruciato 266.000 tonnellate a fronte di una capacità di 325.000. Dove prenderli?

Ottobre 2012. Cambiano le regole in Italia: con il 2014 la frazione secca dei rifiuti urbani non può finire in discarica; deve essere bruciata da termovalorizzatori. Verona è impreparata.

Gennaio 2013. La rottura nella maggioranza regionale blocca i lavori a Ca’ del Bue, in attesa del nuovo Piano regionale dei rifiuti, entro il 2013.

Assessore Conte: “Basta discariche. Le 10 funzionanti andranno a esaurimento: al massimo in una decina d’anni. Ca’ del Bue va ridimensionata del 20%: brucerà 150.0000 tonnellate di rifiuti all’anno, invece delle 190.000 preventivate, causa il calo dei rifiuti avviati all’incenerimento. Resta comunque indispensabile per azzerare le discariche. Verificheremo con Urbaser se, con queste novità, il progetto resta sostenibile. L’ultima decisione spetterà a loro”.

Sta di fatto che il nulla osta della Regione a Urbaser per proseguire i lavori a Ca’ del Bue è rinviato a data da destinarsi. Il che lascia spazio all’ipotesi che il termovalorizzatore non si faccia.

Questione aperta: la quantità di 150.000 tonnellate di rifiuti all’anno da bruciare non basta per tenere le attuali tariffe. Ma AGSM non vuole aumentarle e rimanda la questione alla Regione.

I Sindaci dei Comuni limitrofi condividono la posizione dell’Assessore regionale circa il ridimensionamento dell’impianto: il che dimostra che i dati su cui si basa il progetto dell’inceneritore non sono corretti. La partita è aperta.

Altra novità: per l’Unione Europea gli inceneritori saranno fuori legge dal 2020. Per l’impianto di Ca’ del Bue AGSM prevede l’utilizzo per almeno 25 anni: come spiegherà all’Europa che l’impianto dovrà rimanere attivo per altri 20 anni dopo che, nel 2020, sarà fuori legge?

Troppi dubbi. Impostazione non chiara. Perché?

 

 

 

 

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