Valutazione di Tito Brunelli. Quale visione urbanistica ?

Dopo i luccichii (Eataly, Esselunga, Ikea, Adige City)

una domanda e una proposta concreta per Verona Sud

La domanda: “Criticare è facile. Ogni scelta è difficile, ma bisogna decidere. Tu cosa avresti fatto? Avresti cacciato Eataly, Esselunga e Ikea?”

Rispondo: “Di sicuro no. Non ci penso neppure. La questione è un’altra”.

Verona, come ogni città e territorio, ha bisogno di un piano urbanistico che può partire da un’area, ma che deve riguardare e coinvolgere tutta la città e oltre.

Verona: una farfalla

Nella mia esperienza di amministratore comunale (consigliere di minoranza per 4 anni e assessore ai servizi sociali per tre) ha avuto un posto di grande rilievo la stretta collaborazione, durata anni, con una persona competente, un ingegnere, che mi ha spiegato come è cambiata la città negli ultimi decenni e come va ripensata e rilanciata. Mi ha accompagnato strada per strada, quartiere per quartiere; mi ha fatto conoscere decisioni, modalità di procedere e intrighi che oggi paghiamo, senza saperlo e senza conoscere chi sono stati i responsabili; mi ha indicato quella che, secondo lui, è la migliore trasformazione urbanistica oggi possibile.

Descrivo la sua idea di Verona Sud e di città come l’aveva ricevuta da urbanisti che, con notevoli compensi, hanno studiato a fondo la nostra città (dove sono i risultati del loro lavoro? Perché sono spariti?). Diceva:

“Paragoniamo la Verona che c’è e quella che verrà a una grande farfalla, con l’esile corpo allungato e le ali aperte, colorate, mobili”.

Il corpo della farfalla Verona è la ferrovia, da San Michele a Santa Lucia.

La grande ala aperta verso nord è l’attuale centro storico di Verona: la Verona che conosciamo.

Le macchie colorate e mobili, che formano l’unica ala, sono prima piazza Bra e l’Arena, piazza Erbe, piazza Duomo e poi tutta la Verona pre-romana, la Verona romana, la Verona cristiana (in particolare le chiese), la Verona medievale (scaligera), veneziana, francese, asburgica, moderna. Questa è l’ala rigogliosa e affascinante, che attira molti, esaltata dal mito di Giulietta, conosciuto in tutto il mondo. Il centro storico, tutto intero e alla luce del sole, solcato dall’Adige, è stato indicato dall’Unesco come “patrimonio dell’umanità”: dato molto raro per un centro storico cittadino. Aggiungiamo: “Patrimonio in modo particolare di noi Veronesi”.

C’è poi l’ala sud, oggi sbiadita, a tratti paurosamente abbandonata. E’ formata da importanti quartieri: Borgo Roma, Golosine, Santa Lucia, Cadidavid, Palazzina, La Rizza, Madonna di Dossobuono. Tra un quartiere e l’altro ci sono grandi spazi degradati, quasi disabitati. Nel dopoguerra sono stati luogo della rinascita e dello sviluppo agricolo e industriale della città: la ZAI. Quell’epoca è definitivamente terminatata. Ci sono alcune, anche importanti industrie; ambienti dell’economia e della modernità. C’è un importante spazio, di valore e riferimento internazionale: la Fiera. Ci sono tanti ex: ex Magazzini Generali, ex Mercato Ortofrutticolo, ex Manifattuta Tabacchi, ex Macello, ex Officine Adige, ex Cartiere, ex scalo ferroviario: spazi enormi, oggi lasciati a se stessi. Spazi da recuperare. Preziosi. Quell’area, nel suo complesso, è decisiva per la Verona che verrà; va ripensata unitariamente e rifatta in una visione complessiva, con una attenzione determinante però: che l’ala sud sia bella e affascinante come l’ala nord, con una piazza centrale, grande e bella, all’altezza di piazza Bra; con altre piazze significative; con tanti luoghi belli da vedere, capaci di attirare le decine di migliaia di persone che visitano l’ala storica. Non è neppure pensabile una distesa enorme di parcheggi. Dovranno esserci una via Mazzini e altre vie attrattive; chiese capaci di sfidare il futuro e altri ambienti di carattere religioso; un teatro moderno, forse aperto come l’Arena, qualificato in produzioni artistiche; un grande spazio dell’arte e della cultura, con aree riservate ad artisti veronesi e veneti: il Polo culturale; un altro dedicato a illustri personaggi veronesi o che hanno soggiornato a Verona, come Dante Alighieri, l’architetto Sammicheli, il pittore Paolo Veronese, San Zeno. Verona, città di fondatori di ordini religiosi, potrà presentare ai suoi cittadini e a tutti questa sua rara caratteristica. Si può pensare a uno spazio adattato a scolaresche e aperto a tutti che proponga gli eventi che hanno qualificato Verona dal 1945 a oggi, con agganci a importanti segni del passato della città. Lo spazio per l’agroalimentare e per i prodotti locali sarà d’obbligo (ben venga Eataly), come quello dei grandi parchi. Dovranno trovare posto le attrazioni di Verona: la cultura, l’arte, la musica.

Un aspetto non va dimenticato: i collegamenti tra le due ali della farfalla, che attraverseranno il suo corpo. Quelli attuali (Porto San Pancrazio, Basso Acquar, viale del Lavoro, via Albere) sono pochi e intasati: creano difficoltà a chi si muove. Questione non da poco. La soluzione ideale è la strada mediana che dovrebbe correre nel corpo centrale della farfalla, con collegamenti stradali con entrambe le ali, verso nord, verso ovest e verso sud. Soluzione a prima vista ovvia, ma che esigerebbe interventi devastanti sul territorio. L’alternativa è difficile. Va cercata.

Su scelte di tale portata, che segneranno la nostra storia nei futuri secoli, tutta la città deve sentirsi coinvolta e avere la possibilità concreta di dire la sua. In questo modo i Veronesi ameranno il nuovo della loro città prima ancora di vederlo realizzato. Un progetto di tale portata infatti implica tempi molto lunghi: molti vedranno solo in immagine la nuova città “patrimonio dell’umanità”.

E’ da decidere se la progettazione va affidata a un grande concorso internazionale o se puntare su architetti e menti illuminate locali, soprattutto giovani. Questi dovranno visitare, in Europa e nel mondo, i tentativi in atto di città del terzo millennio, anche artisticamente qualificate, aprendo poi un dibattito popolare per arrivare alle scelte definitive. Ne uscirà una Verona Sud che tutti i Veronesi (città e provincia) sentiranno propria, perché costruita in modo aperto all’apporto di tutti.

 

 

 

 

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