Archivi del giorno: 16 giugno 2014

A volte il luccichio abbaglia

…………… e impedisce di vedere l’essenziale.

Ascoltiamo con animo libero una voce che ci aiuta a riflettere. Parla dell’abbandono, deciso da tre persone (Tosi, Biasi, Farinetti) in mezz’ora, di un progetto che Verona attende da decenni:

il Polo culturale, incentrato sull’Auditorium

(da alcune note di Sergio Noto, pubblicate su “Il Corriere di Verona” il 16-3-14 e il 13-4-14)

I Magazzini Generali, operativi dal 1927, considerati la porta d’Europa, consentivano (prima era impossibile) il commercio a vasto raggio anche di prodotti ortofrutticoli. Fu un grande passo per la città: opera di una classe dirigente lungimirante. Accadeva fino a pochi decenni or sono, quando Verona pensava in grande e realizzava progetti in grado di metterla in competizione con il resto d’Europa. Ora tutto è finito. L’area sarà destinata ad attività commerciali, oggi di grande successo, ma forse non in grado di durare più di un decennio.

Il progetto dell’Amministrazione Zanotto in quell’area prevedeva:

–  un Auditorium da 2.000 posti

–  un Polo culturale a un passo dal centro città

–  la ristrutturazione dell’ex cella frigorifera.

Si dichiaravano soddisfatti il progettista Mario Botta, il sindaco Tosi, il vice Giacino e la città: finalmente si interveniva, in una zona importante di Verona, senza ricorrere ai soliti supermercati. La trasformazione della stazione frigorifera in Auditorium rappresentava il cuore di una “Città della cultura e della musica”, alla quale affiancare Archivio di Stato, USSL 20 e ordini professionali. L’ex centro economico all’avanguardia sarebbe diventato polo di aggregazione nell’ottica di una offerta turistico culturale di alto livello.

Improvvisamente: contrordine. Gli stessi che elogiavano gli investimenti per la cultura a Verona comunicano la novità, senza lasciarci il tempo per abituarci. Sia chiaro: ben venga Farinetti. E’ una bella notizia. Ma il punto è un altro.

Come è possibile che, senza discussione, senza segnali premonitori, Cariverona e Comune rovescino una decisione così importante? Come si spiega un cambio di programma così radicale, che cancella un’opera che Verona attende da anni? Possibile che non si sia sentito il bisogno di coinvolgere la cittadinanza e si sia preferito metterla di fronte al fatto compiuto?

L’Auditorium era un sogno di molti decenni. Verona manca di un luogo qualificato, di medio alto livello, in cui fare musica. Ha un ente lirico zoppo nei bilanci e nei programmi; in estate ha il più grande anfiteatro del mondo; ma in inverno? Ha bisogno di un luogo che

– permetta all’orchestra dell’Arena di suonare 12 mesi all’anno, per raggiungere i livelli qualitativi che spesso si traducono in maggiori entrate;

– consenta di sgravare il bilancio dell’Arena dai costi di affitto del Teatro Filarmonico;

– permetta di organizzare un cartellone di manifestazioni oltre i mesi estivi;

– metta a posto i conti, aumentando la qualità e l’offerta anziché ridurle.

Non vorremmo che sotto ci sia una visione di fondo modello Tremonti: “Con la cultura non si mangia”. Dispiacerebbe che il cambio di rotta si collocasse in una serie di avvenimenti recenti: il rallentamento dei progetti Arsenale-Castel San Pietro, l’inserimento di un ristorante nel Museo d’Arte Moderna e l’uso dell’Arena per ogni tipo di spettacolo.

Verona e il Veneto meritano di più. E’ doverosa una maggiore attenzione nel disporre del denaro pubblico (di Cariverona). Per Farinetti si può trovare un posto degno: sarà felice di non frapporre ostacoli allo sviluppo di progetti culturali a Verona. Ogni decisione dovrebbe essere ridiscussa con la cittadinanza. E’ chiedere troppo attendersi che Sindaco e Cariverona mantengano la parola data?

Se i cittadini veronesi preferiscono che il denaro pubblico sia utilizzato per attirare Farinetti anziché per un Auditorium indispensabile alla vocazione della città è giusto che sia così. Se alla dirigenza della Fondazione Arena non interessa disporre di una sala da concerti di livello europeo pazienza; ne riparleremo al momento di vedere i bilanci. Resta il dubbio che, se potessero esprimersi, i nostri concittadini non siano d’accordo sul nuovo progetto. Forse la maggior parte dei veronesi non è rassegnata a pensare in piccolo, a non concepire progetti di vasto respiro, a preferire le botteghe alle sale da concerto. Non crediamo che i Veronesi oggi siano meno europei di quelli che più di 80 anni fa realizzarono la cupola di Beccherle. Molti negli ultimi anni hanno desiderato più intraprendenza e lungimiranza da parte di politici e dirigenti. Non pochi vorrebbero riportare Verona dove merita: lontano dalle piccolezze locali, fuori dagli scandali e dalle miserie di politici con poca cultura. L’Auditorium forse era un passo verso l’Europa.

 

 

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