Il Parco Scientifico e tecnologico a Venezia e Padova

Parco Galileo”, nato a Padova e Venezia, si è specializzato nella ricerca applicata, in particolare nelle nanotecnologie, con “stratosferici finanziamenti” (Alberto Aldegheri, ex presidente a Verona).

Veneto Innovazione: “Il fallimento pesa sui Veronesi. Verona ha perso l’occasione: non ha capito il ruolo del Parco. Ci sono stati disaccordi tra Istituzioni e contrasti tra Parco e Confindustria. Quest’ultima ha avviato una sua associazione: “PerInnovare”. Verona non ci ha mai consultato: ha fatto e disfatto, da sola. Non possiamo continuare a pagare Presidente e CdA, senza risultato. Anche Padova e Venezia hanno avuto e hanno problemi, ma hanno dato risultati”.

Novembre 2013. “Parco Galileo” e Vega, il Parco di Marghera, del quale il Comune è socio di maggioranza, sono a un passo dal baratro: patrimonio quasi dimezzato; perdite di 7,3 milioni; indebitamento di 15,5 milioni; i soci non sottoscrivono la ricapitalizzazione.

Si sono succeduti come presidenti: Antonio Marcomini (2003-2006), Massimo Colomban (2006-2009), Luigi Rossi Luciani (2009-2012. Ex presidente degli industriali veneti) e, dal luglio 2012, Daniele Moretto. Amministratori delegati sono stati: Federico Zerbo (2003-2006), Gianpietro Marchiori (2006-2009), Michele Vianello (2009-2012) e, dal luglio 2013, Tommaso Santini, il quale ha rivisto il contratto dell’energia, pagata il 30% in più del dovuto, e ha preso in mano le questioni strutturali, a partire dalla perdita di almeno 2 milioni all’anno a causa di una politica immobiliare che costa più di quel che ricava.

Orsoni, sindaco di Venezia: “Se emergono responsabilità valuteremo un’azione di responsabilità”.

Boraso, consigliere comunale: “Come al solito pagano i cittadini. Chi è responsabile della situazione? Faccio un esposto alla Corte dei Conti”.

Un po’ di storia, con Pietro Formica, per capire.

Anni ’90. Si sperimentano le “città della conoscenza, della scienza e della tecnologia”; città che si propongono all’avanguardia della ricerca, che svoltano dall’economia materiale a quella digitale che stava travolgendo consolidati modi di produrre e di lavorare.

“Vega” nasce nel 1993, purtroppo dal matrimonio tra Innovazione e Immobiliare. Ne beneficiarono i costruttori, mentre per l’innovazione sono mancati i soldi: non si fa innovazione facendo girare macchinari e attrezzature per il calcestruzzo. L’Innovazione è un focolaio di energia; lì sono nate le imprese che hanno colto i frutti della ricerca scientifica, che hanno introdotto la rivoluzione innovativa in tutti i settori dell’economia. L’Innovazione non vuole un marito ingombrante come l’Immobiliare. Il raccolto delle imprese innovative è copioso se i fondi servono non per innalzare edifici, ma per innaffiare il giardino dei talenti con passione e visione imprenditoriale.

Le energie pubbliche vanno investite:

– per formare una generazione di imprenditori trainati;

– per attrarre talenti internazionali e i laboratori tecnologici delle imprese globali;

– per il sostegno finanziario alla creazione di imprese innovative, nelle quali il “fai da te” dell’aspirante e del neo imprenditore isolato lascia il posto al “fai con gli altri”, cioè alla volontà collettiva dei tanti partecipanti al finanziamento con piccole somme. Altrimenti la città viene espugnata dagli immobiliaristi, con i milioni di euro che inondano le costruzioni, mentre agli innovatori non resterà che navigare con il rischio continuo di fermarsi.

 

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Archiviato in enti economici veronesi, La Verona del sindaco Flavio Tosi, Verona che non cambia

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