Riflessione conclusiva di Tito Brunelli: Piangiamo insieme. E poi?

 C’erano una volta le Ferrovie dello Stato.

Bene che si muovano anche gruppi privati, come “Italo” di Montezemolo.

Ma è giusto che le ex Ferrovie dello Stato siano gestite oggi a livello regionale? E’ giusto che le Ferrovie del Veneto servano solo il Veneto e che chi deve andare in Lombardia debba scendere a Verona e salire su un treno “lombardo” per recarsi a Milano?

Addirittura si sta decidendo di dividere il territorio veneto in tre lotti e si auspica di avere tre diverse gestioni. Arriveremo alle “Ferrovie veronesi e vicentine” e dovremo cambiare treno al confine con Rovigo? Esagero? Lo capiremo tra qualche anno.

Se questo è il frutto del federalismo, abbiamo impiegato anni per auto danneggiarci. E’ tempo di rivedere insieme il progetto, oppure i pochi addetti ai lavori decideranno che la scelta politica di tutti noi è isolarci nella nostra città, nella nostra Regione (nazione).

E’ tempo di processare la Lega Nord e i danni che ha prodotto e che continua a produrre. Non dimentichiamo che, nel suo linguaggio, quando diciamo “Lega Nord nazionale” intendiamo il Veneto e basta. Anche la Lombardia è altro. Conseguenze per le Ferrovie: sono dello Stato, della Regione Veneto o della società che gestirà uno dei tre lotti in cui si dividerà il Veneto?

Sono anni che, a Verona, non si parla di Ferrovie dello Stato. Non ne parlano i mass media locali; non ne parlano le Amministrazioni comunale, provinciale e regionale; non ne parlano i partiti politici e i centri culturali. Da anni non ci sono convegni e dibattiti sul tema.

Una delle glorie di Verona, anni fa, era l’essere nodo fondamentale del trasporto su ferro. E oggi?

Da una quindicina di anni la stazione ferroviaria di Porta Nuova è nascosta dai lavori in corso. Nel luglio 1998, noi consiglieri comunali siamo stati convocati con urgenza: prima delle ferie estive occorreva concordare con Grandi Stazioni e con Ferrovie dello Stato il rifacimento di piazzale XXV Aprile e della stazione. Si annunciavano interventi urgenti. Si sono scomodati illustri ingegneri e architetti. La piazza è stata bloccata. I lavori effettivi però sono iniziati due o tre anni fa, con circa 14 anni di ritardo. Nel frattempo stazione e piazzale hanno subito decadenza e degrado. La dirigenza e l’operatività si sono trasferite altrove. Siamo una realtà ferroviaria periferica, che conta poco.

Peggio sta la stazione di Porta Vescovo, che fu punto di riferimento per il materiale rotabile, prodotto in officine eccellenti, ad opera di molti lavoratori ancora oggi orgogliosi di quanto prodotto nelle quotate Officine. Cosa resta oggi di questo glorioso passato? Abbandono deprimente.

A noi Veronesi pare che non interessi informarci del declino di Ferrovie dello Stato nella nostra città. Politica, economia, finanza, mondo produttivo e culturale di Verona non hanno nulla da dire e da fare? Perché di fronte a questo grande arretramento nei trasporti ferroviari, subiamo e basta?

Senza un progetto, Verona perde.  I sindacati dei ferrovieri si sono rivolti al Sindaco di Verona lamentando l’assenza dell’Amministrazione comunale su questi temi. Giusto. E i partiti di opposizione cosa ne pensano?

Può essere che sia giusto che, oggi e in futuro, il ruolo di Verona come sede ferroviaria, sia marginale; ma è dovere di noi Veronesi impedire che gli eventi accadano senza che ce ne rendiamo conto. Non è ammissibile che la grave perdita che colpisce la nostra città, nell’indifferenza delle istituzioni, dei partiti politici, delle associazioni e dei cittadini, accada e basta.

Una conseguenza è già in atto:  rischiano il posto di lavoro più di 200 operai delle Officine ferroviarie, centenaria impresa veronese, azienda storica del tessuto cittadino, gloria di Verona e di molti lavoratori veronesi, una delle più importanti realtà industriali italiane nel campo della progettazione e della costruzione di materiale rotabile: carrozze ferroviarie in particolare. E’ di due anni fa un importante ordinativo del gruppo Ansaldo: 340 carrozze in tre anni. Il lavoro c’è. Urge un nuovo equilibrio economico dell’azienda. Viene a mancare un interlocutore: la famiglia Biasi, che da tempo controlla l’azienda, esce dall’attività industriale a Verona.

 

 

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Collegamenti ferroviari, Commenti, Il trasporto pubblico, La Verona del sindaco Flavio Tosi, Riflessioni, Verona che non cambia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...