Il gambero: La nuova programmazione ferroviaria è ‘storta’

Il nuovo orario implica un primo guaio grave: una quarantina di lavoratori, tra capotreni e macchinisti, traslocano da Verona a Venezia: la riorganizzazione degli orari prevede lo spostamento verso est, tra Venezia, Padova e Treviso, del baricentro del servizio di Trenitalia. C’è chi rimarca l’importanza di Verona nel sistema dei trasporti. I sindacati: “I lavoratori sono obbligati a trasferirsi con la famiglia per mantenere il lavoro”. Il P.D. chiede l’intervento del sindaco Tosi, finora in silenzio. La Regione, con Trenitalia, ha privilegiato il Veneto orientale: la grande maggioranza dei treni aggiunti (sono passati da 580 a 700) è destinata all’area Treviso-Padova-Venezia, già egregiamente servita.

Verona conserva lo stesso numero di treni. In alcune sedi la situazione peggiora, come a San Martino BA (da 31 a 28 treni), Caldiero (da 32 a 28), Colognola ai Colli e Lonigo. Nessun rinforzo in questo territorio. L’utenza sarà costretta a spostarsi in auto. A Verona sarà facile perdere la coincidenza per Milano: il tempo per cambiare treno è di soli due minuti.

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale, chiede di non ridurre il servizio ferroviario nell’Est veronese, in particolare a Caldiero: “Saranno gravi i disagi dei cittadini e dei pendolari, provenienti anche dalle vicine valli, diretti a scuola, al lavoro, alle terme. Il tragitto è tra i più frequentati; la riduzione penalizzerà l’azienda che perderà parte dell’abituale utenza”.

Preoccupano le minori corse nella prima mattina, tra le 5 e le 6, utilizzate soprattutto da operai e da categorie professionali. I 152.000 pendolari veneti si lamentano: peggiora il tempo di percorrenza.

Problema da affrontare: gli handicappati.

31 ottobre 2013:  il Consiglio regionale si schiera contro Chisso e lo impegna a mantenere il collegamento diretto Venezia-Milano. In Lombardia hanno preso male l’atteggiamento del Veneto: “Eravamo d’accordo di discutere della linea Milano-Venezia. Invece ci hanno comunicato la loro decisione”. Il governatore Maroni parla di scarsa collaborazione. E’ scontro tra governatori leghisti, in particolare per le coppie di treni regionali veloci tra Venezia e Milano: con il nuovo orario, il Veneto le sopprime e non intende pagare i 13 milioni di sua competenza. Con quei soldi potenzia il servizio tra Verona e Venezia: 13 coppie di treni, un tempo di percorrenza di un’ora e 27 minuti (solo 16 in più del Freccia Rossa, ma a un terzo del costo).

Chisso però va per la sua strada: “Con i milioni risparmiati, aumenteremo il numero dei treni che collegano Verona e Venezia (13 coppie) e renderemo più facili le coincidenze a Verona per chi attraversa il confine regionale. L’ottica dei trasporti è salire e scendere dai treni, come in metropolitana”. Si garantisce il sistema regionale dei trasporti, tra Venezia e Padova; Venezia e Verona; Venezia e Rovigo; Venezia e Vicenza; Treviso e Venezia; Vicenza e Venezia; Vicenza e Verona. Si aggiungono le nuove linee: Padova-Castelfranco-Treviso, Vicenza-Treviso, Portogruaro-Treviso, Montebelluna-Treviso, Belluno-Venezia. La Lombardia, nonostante il ‘no’ del Veneto a rivedere i tagli, vuole mantenere la tratta Venezia-Milano. “Sono treni fondamentali per più di 10.000 lavoratori ogni giorno”.

 

 

 

 

 

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