Il gambero: Ferrovie. Verona verso la marginalità

Anno 2001. Si progetta di quadruplicare la linea del Brennero per consentire ai super treni di sfrecciare accanto a quelli normali.

Anno 2006. Il sindaco Zanotto approva il progetto per il territorio veronese. Per salvaguardare i quartieri La Sorte, Chievo e San Massimo, si prevede un tratto di percorso interrato.

Anno 2007. Subentra l’Amministrazione Tosi. Giacino, assessore all’Urbanistica: “No al quadruplicamento devastante. Sì all’interramento sotto i centri abitati”. Queste le parole.

C’è chi nota che con la nuova intesa tramonta l’ipotesi del passaggio a Ovest della linea ad Alta Capacità e l’annunciato interramento resta come una eventualità. Si rafforza l’ipotesi che prevede il potenziamento della ferrovia del Brennero, prevedendo nell’area di Verona Ovest un tunnel sotto l’aeroporto di Boscomantico e un nuovo ponte sull’Adige.

Opera colossale. Chi paga? Tanto più che Trenitalia ha bisogno di soldi e punta perciò sull’Alta Velocità lungo la dorsale Napoli-Milano e sui treni euro star, perché rendono: l’utile infatti cresce del 33,7%; mentre i servizi locali sono in perdita del 5% e presentano disservizi. Treni regionali e Intercity non dipendono più da Trenitalia, ma da contrattazioni semestrali tra Stato e Regioni, chiamate a coprire i costi.

In questa situazione si può misurare la capacità di tutela dei cittadini da parte dei politici locali per :

– migliorare l’informazione e la qualità del servizio;

– finanziare le perdite delle corse verso centri piccoli e lontani;

– sostenere le ragioni dello sviluppo e del turismo, per rendere possibile la crescita.

Piovono le proteste per pesanti ritardi, disagi e la presenza di turisti in bivacco nelle stazioni. Manca la possibilità di controllo e di intervento sulle cause dei disservizi. I pendolari inferociti denunciano la soppressione improvvisa di treni e spostamenti di orario: ci sono problemi per la puntualità al lavoro. La gente è rassegnata.

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