Valutazione conclusiva di Tito Brunelli sul caso Giacino

 

Vicenda deprimente quella di Vito Giacino e della moglie. Partecipiamo alla loro attuale sofferenza, ma è doveroso che emerga la verità.

Sottolineiamo un aspetto: la vicenda ha coinvolto, con i due coniugi, dirigenti comunali, dirigenti di aziende partecipate, tecnici comunali, imprenditori e aziende. Si parla poco dei dirigenti comunali, persone, spesso di valore, in una posizione delicata: se operano secondo la legge e contraddicono gli amministratori eletti, possono correre il rischio di perdere il posto o di essere trasferiti dove non possono nuocere. Presumibilmente è avvenuto qualche mese fa nella questione ex Arsenale. Nel caso Giacino alcuni dirigenti si schierano con lui o si chiamano fuori. Potrebbero fare altrimenti? Evidentemente sì, ma (ripetiamo) con loro rischio. I magistrati per primi, conoscendo la situazione, non li considerano utili testimoni. Sta di fatto che senza il loro intervento e la loro collaborazione (vedi l’articolo precedente) il politico fa poca strada. Occorre interrompere queste complicità occulte, con leggi e regolamenti, ma soprattutto con un progetto di educazione professionale “salva cittadini” da pensare bene e insieme.

E’ tempo di smetterla con la storia delle poche mele marce in un vassoio di mele buone. Non è vero ciò che ci sentiamo ripetere ogni volta che accadono misfatti; che cioè ci sono alcune persone marce, ma il popolo è buono e pieno di energie positive. Da anni sento questo discorso riferito a Verona. Se ci illudiamo con queste bugie non ne andiamo fuori. Non è così: se c’è un colpevole permanente del malaffare siamo proprio noi: popolo bue, pronti a fare i nostri interessi a qualsiasi costo e ad affidarci al ‘capo’ di turno, lasciando a lui il compito di ‘proteggerci’, ritirandoci intanto a fare i nostri affari e a imbrogliare appena si presenta l’occasione. Esempio chiaro: paghiamo le tasse perché non possiamo farne a meno; ma se appena si presenta la scappatoia chi paga più?

Verifichiamo a Verona. Mi diceva un amico qualche tempo fa, riferendosi al rapporto sindaco Tosi – popolo veronese: “I Veronesi vogliono non un Sindaco capace, che fa il bene della città, che li coinvolge nelle scelte, ma un Sindaco simpatico e alla mano, che sa rassicurarli e riempirli di buone parole, senza mai scomodarli”.

Pensiamo a queste parole: è vero che siamo lieti di avere un ‘capo’; che non cerchiamo neppure di capire se il ‘capo’ è fumo o arrosto; se cura la città o la sua casa? Di norma il ‘capo’ che agisce da solo; per lui è secondario fare il bene della popolazione; ritenendosi ‘capo’, l’unico capace e con idee chiare, fa quello che gli pare, soprattutto il suo interesse e, se è compatibile, per quello dei ‘suoi’ fidati.

Occorre cambiare strada. Noi popolo siamo essenziali e insostituibili nella costruzione del nostro futuro, ma dobbiamo essere popolo attivo, informato, responsabile, propositivo. Ce n’è di strada da fare. Il ‘capo’ però non vuole che la facciamo perché, se diventiamo corresponsabili, lui non potrà più essere ‘capo’: lo diventiamo tutti insieme.

Una domanda: quanto siamo stati coinvolti nelle scelte; quanto siamo stati informati in questo tempo del governo Tosi?

Pensiamo alle persone che, negli scorsi anni, hanno avuto il posto di lavoro pubblico sottobanco nelle aziende comunali, costruite con i soldi dei cittadini, favoriti dall’intervento di dirigenti voluti dal Sindaco: importa poco se chi ha dato questi posti sarà condannato o no. Importa che i posti vanno a chi decide un dirigente o un politico che accontenta gente della propria parte.

Basta ripercorrere l’elenco di chi è stato nominato nei CdA delle nostre aziende partecipate. In base a quali ‘qualità’ sono nominati se non quella di essere nelle grazie del potente? Quanti soldi spendiamo per pagarli? Con quale benefico della collettività?

Chi sono i 9 dirigenti degli enti che hanno reso possibile parentopoli? Che dire poi dei parenti che hanno spinto perché alcuni di loro avessero un lavoro sottobanco? Perché ce l’hanno fatta? Di che parte politica sono? Sempre della stessa.

Va bene il dialogo tra Amministrazione e imprenditori privati. Ognuno al suo posto però. Se i progetti urbanistici vengono fatti e gestiti dai privati, non nasce il progetto di città; nascono tanti piccoli progetti: un centro commerciale qui e là e ancora un po’ più in là; condomini ovunque si può; costruzioni di tutti i tipi. Se si va avanti così, la città del futuro, mi riferisco in particolare a quella che doveva essere la nuova Verona Sud, la città nuova, da inventare insieme, dove va a finire? E’ questo l’andazzo che qualifica, molto negativamente, l’Amministrazione Tosi: chi ha soldi si compra un pezzo di Verona, che si riempirà di pezzettini, di “isolati” come si diceva una volta: tanti piccoli complessi senza un’idea unitaria.

Cosa sono i “project financing” se non un piccolo progetto privato che si affianca a tanti piccoli progetti privati, per di più senza che se ne sappia nulla se non quando è tutto programmato? Ne va di mezzo la visione della città, che non deve essere venduta a pezzettini, come sta avvenendo.

Il Sindaco ha un dovere preciso. Deve dirci:

– quale idea di città ha in testa, se ce l’ha;

– cosa significa per i Veronesi che cinque dipendenti AGEC hanno patteggiato la pena, riconoscendo perciò le loro colpe;

– che cosa e perché in AGEC non ha funzionato;

– se è vero o no che parecchie persone della sua parte hanno avuto facilitazioni per la loro assunzione al lavoro in aziende partecipate. Se dice che non è vero, abbiamo molte domande da fargli;

– ci deve spiegare in quale modo e con quali soldi Vito Giacino è stato in grado di acquistare un appartamento da favola e di ristrutturarlo pur essendo vincolato;

– ci deve dire i finanziamenti che ha avuto nelle campagne elettorali e per la fondazione che dovrebbe accompagnare la sua ascesa nazionale.

– Se sta zitto non ci lascia in pace e ci pone nel timore di essere stati raggirati da un imbonitore che ci ha addormentati e ci dà da intendere che lui lavora bene e per noi.

Cosa succederà nei prossimi tre anni di governo di questa Amministrazione?

 

 

 

 

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1 Commento

Archiviato in Caso Giacino, Commenti, Indagini giudiziarie, La Verona del sindaco Flavio Tosi, Urbanistica, Verona che non cambia, Vicende giudiziarie

Una risposta a “Valutazione conclusiva di Tito Brunelli sul caso Giacino

  1. Patrizia Odorizzi

    Per quanto riguarda l’articolo di Tito Brunelli, mi è piaciuto perchè, senza offendere, ha espresso come dovrebbe essere il ruolo di un Sindaco, di un primo cittadino che vuole il bene della sua città. E sono d’accordo sul fatto che se le cose sono andate così alla deriva è in parte anche colpa nostra; anche se io ho eletto un’opposizione che dovrebbe fare il suo mestiere. Siamo in una democrazia rappresentativa, non diretta. Concordo anche che se i dirigenti si opponessero al polico di turno, forse la corruzione non farebbe molta strada. Ma bisogna fare quadrato, coinvolgere anche la cittadinanza, altrimenti siamo tutti sonotto il ricatto del posto di lavoro.
    Grazie per il bel lavoro di educazione civica che fate!
    Patrizia Odorizzi

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