Di fronte alle accuse

 

Leardini si dichiara vittima, costretto a cedere di fronte all’arroganza della politica. Aveva un legale di fiducia, retribuito con un fisso mensile. Le consulenze affidate alla Lodi erano richieste dal marito: l’incarico era effettivo, ma non necessario; il costo alto.

I Giacino negano ogni addebito e sostengono che Leardini mente.

Vito Giacino afferma che ha acquistato la casa con i soldi di famiglia (di lei): i lavori sono regolarmente fatturati e pagati; non ha preso o chiesto soldi; sono legittime scelte e concessioni.

Presenta dichiarazioni di dirigenti del Comune: sostengono di non aver ricevuto pressioni da lui in merito alle pratiche trattate nei loro uffici; negano ingerenze; dichiarano i contenziosi in essere tra Amministrazione comunale e Leardini, che ha depositato in tribunale un’ingiunzione di pagamento di circa 6 milioni per la vicenda dell’area Peep a San Michele. Negano il tariffario per rendere edificabili i lotti di proprietà dell’imprenditore a Quinzano, Montorio, Porto San Pancrazio, Santa Lucia. Nessuna tangente.

Una “furbata” di Giacino. Le agende. In quelle di Leardini figurano gli appuntamenti con la Lodi e con Giacino. In quelle di Giacino, allo stesso giorno e ora, appaiono nomi di fantasia o la scritta: “nulla”. Si videro 44 volte nel 2009 e 58 volte nel 2011.

La Lodi, interrogata, si avvale della facoltà di non rispondere. In una memoria difensiva consegnata agli inquirenti illustra il lavoro svolto e giustifica le 7 fatture emesse da Leardini, tra il 25-11-12 e l’11-3-13, per “attività di consulenza”. Le consulenze sono state realmente eseguite. “Grazie agli incarichi professionali di mio marito ho avuto modo di conoscere professionisti e di lavorare con loro”: un centinaio di persone.

– Secondo i magistrati “la maggior parte delle consulenze affidate alla Lodi erano di copertura per il pagamento di tangenti. Sono pochi gli atti la cui paternità sia riconducibile con certezza alla Lodi. Affidava il lavoro anche al padovano Domenico Morello, esperto in diritto amministrativo: almeno 5 pratiche relative al Comune di Lazise gli sono state delegate dalla Lodi”.

La Lodi offende le magistrate che conducono le indagini; sostiene che si sono accanite nei suoi confronti “perché invidiose del mio fisico”. Frasi che, per l’accusa, testimoniano la mancata “presa di coscienza, da parte della Lodi, della gravità dei fatti contestati”.

 

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Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

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