Elementi essenziali per le indagini: la casa, la disponibilità di soldi, il lavoro della Lodi

 

La casa in via Isonzo, 11 (ultimi due piani) – ristrutturata senza badare a spese (circa 1.700.000 euro) – con un attico da sogno, di 400 mq; con area relax e maxischermi. L’arredo sarebbe costato 200.000 euro. Impegno di spesa impressionante. Con quali soldi intendevano pagare? L’appartamento è in un immobile vincolato, per cui la ristrutturazione pareva impossibile. In base a quali leggi o norme si è intervenuti? Si è scelta la strada di farlo rientrare nel Piano Casa regionale. Il 18 marzo 2010 il Consiglio comunale deliberò un emendamento, secondo il quale “la colorazione del palazzo (il colore rosso indica il vincolo) era meramente indicativa”. Il 10 giugno 2010 una nota del dirigente dell’Urbanistica riportava il parere di un architetto della Regione che rendeva possibile l’applicazione del Piano Casa. “Serviva un parere che indicasse se l’intervento alterasse o meno i valori architettonici e tipologici dell’edificio”. E’ stata ribadita la “possibilità, ancorché limitata”. Al proprietario di un attico adiacente risultava concessa la stessa possibilità edificatoria “mentre tali interventi non sarebbero possibili”. Con difficoltà e a piccoli passi il progetto è andato avanti.

Tesi dell’accusa. Avere la casa dei sogni non era facile. E’ stata ottenuta per la capacità di Giacino, in forza della sua posizione, di influenzare scelte e pratiche edilizie per i suoi interessi, coinvolgendo “soggetti legati a rapporti di collaborazione con la Pubblica Amministrazione”. Una reggia, oggi per qualche tempo trasformata in galera, pagata, secondo le malelingue, a colpi di tangenti. Sta di fatto che chi ha eseguito i lavori si è visto contestare il conto finale; ha praticato uno sconto; aspetta la conclusione dei pagamenti, in quattro rate da 40.000 euro. Altri, per i lavori eseguiti, attendono dai Giacino, pagamenti nel 2014, 2015, 2016, 2017. Chi pagherà?

La disponibilità di soldi. Ufficialmente i coniugi Giacino vivevano con 126 euro al mese. Erano quasi assenti i prelievi dal conto corrente di famiglia nel quale confluivano gli stipendi e il denaro guadagnato in modo lecito. Dal 2008 disponevano di denaro contante non riconducibile alle normali fonti di guadagno. Per quasi tutte le spese, i soldi provengono da fonti non chiare. Aumenta il reddito e calano i prelievi.

Il gip Taramelli sottolinea l’assenza di proporzione tra entrate e spese in denaro corrente.

Il lavoro di Alessandra Lodi:

– Per anni non ha un suo studio legale; si appoggia a colleghi, che effettuano le consulenze a lei

affidate. Nei faldoni analizzati pochi atti sono riconducibili alla Lodi;

– Lei incassa il compenso e, almeno in alcuni casi, gira una minima parte a chi ha fatto il lavoro;

– A suo nome sono emesse parcelle di alto valore economico: i più rinomati consulenti le sognano.

– Appare come collettore di mazzette e lady consulenze.

 

 

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...