La nuova normativa anti mafia a Verona

Le indagini della Prefettura partono praticamente da capo. Seguiamo il filone del filobus.

Febbraio 2012. AMT e l’ATI (associazione temporanea di imprese) che si è aggiudicata il bando firmano il contratto per realizzare il filobus a Verona.

In seguito alla nuova normativa, il prefetto Perla Stancari e il sindaco Flavio Tosi sottoscrivono un “protocollo legalità” che aumenta i controlli in materia di criminalità organizzata, con una attenzione particolare a dirigenti e funzionari comunali, ai quali la nuova legge dà più poteri rispetto alla politica. Abbassano le soglie di legge a partire dalle quali attivare le verifiche anti mafia. Previsto l’obbligo di un referente di cantiere, la tracciabilità dei flussi finanziari e una clausola di risoluzione del contratto, con una penale del 10% che la società dovrà versare, qualora emergano elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa. La Prefettura ha preparato un elenco di aziende che non necessariamente operano con gli enti pubblici, ma che volontariamente si sottopongono ai requisiti anti mafia. Sono aziende che operano in settori delicati e più facilmente aggredibili dalle organizzazioni criminali.

Subito dopo la sottoscrizione del “protocollo legalità”, AMT (azienda municipale trasporti) ha richiesto alla Prefettura le prescritte certificazioni anti mafia per le ditte Ccc (Consorzio cooperative costruzioni) e le due consorziate Aristea e CdC; Mazzi Costruzioni; Soveco; Alpiq Intec; Balfour Betti Rail, Technital e Girpa”.

La Prefettura invia i certificati anti mafia a quasi tutte le imprese, ma, “presumibilmente in ragione dei tempi tecnici relativi ai procedimenti amministrativi, non sono pervenuti i certificati anti mafia delle imprese Soveco (che in ATI ha una quota di circa il 17% dei lavori) e Alpiq.”. Successiva verifica: è pronta la certificazione di Alpiq, ma non quella di Soveco.

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Archiviato in Aziende partecipate, Caso Giacino, Eredità Tosi, Vicende giudiziarie

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