Vengono alla mente parole del sindaco Tosi riferite a Venezia.

Ma a Verona la situazione non è diversa.   Luglio 2013. Parole pesanti del sindaco Tosi: insinuano malsane connivenze tra politica e sistema degli appalti a Venezia : “La classe politica in laguna si è adagiata su finanziamenti enormi: sprechi e clientele: Venezia come il Sud. Consuma la metà dei fondi veneti penalizzando le altre città. Dove ci sono troppi soldi c’è clientela e dove c’è clientela c’è malaffare: soldi dati a pioggia hanno dato origine a mille sprechi. I soldi che Venezia ha ricevuto negli ultimi 40 anni hanno alimentato un meccanismo di clientele. Se ci sono risorse eccessive senza vincoli di gestione, si crea un centro di potere che mantiene il controllo della città. Chi è in carica e gestisce quei soldi vince le elezioni. Quando ci sono tanti soldi (Venezia, Trentino, Sicilia, Calabria) a disposizione e nessun vincolo, alla fine i soldi li prendi non per tuoi progetti e idee, ma perché distribuisci favori. Venezia è un po’ come la Sicilia: ha ricevuto un sacco di soldi a scapito di altri territori e non ha saputo metterli a frutto”.

Adesso che emerge che il marciume ce l’ha in casa il Sindaco che fa? Che dice?

Situazioni diverse? Anche il sindaco Tosi, vendendo o svendendo beni comunali, prelevando soldi a palate dalle aziende comunali, vendendo azioni della Fiera, concedendo di costruire case su case, ha avuto a disposizione tanti soldi (centinaia di milioni). Anche a Verona si sono formate clientele ed emerge una situazione diffusa di malaffare; basta vedere chi e come gestisce enti e fondazioni. Circa il meccanismo delle clientele, chi, tra i gestori del potere a Verona, può chiamarsi fuori? C’è o no a Verona un centro di potere che controlla la città? A Verona chi è in carica e gestisce i soldi vince o no le elezioni? A Verona succede, sì o no, che si prendono i soldi non per le idee e i progetti, ma perché i ‘potenti’ distribuiscono favori?

Novembre 2013. Soardi, ex presidente di ATV, condannato in secondo appello, per peculato, a 2 anni e 10 mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, dopo l’eventuale conferma della condanna in Cassazione, si dimette da sindaco di Sommacampagna, abbandonato da tutti, a partire dalla Lega Nord e dall’ex amico sindaco Tosi. Il caso era esploso nel 2011: la Procura aveva messo sotto accusa l’allora presidente di ATV Soardi per rimborsi da lui chiesti e ottenuti in maniera fraudolenta: per viaggi mai fatti; per uso indebito del telepass aziendale; per viaggi privati sull’auto aziendale per se stesso, moglie e figlia; per pedaggi autostradali in occasione di una vacanza in Puglia; per la fattura di un albergo di Roma; per dichiarazioni di presenza a incontri e convegni ai quali non era andato. Pochi soldi – molta corruzione.

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