Gian Antonio Stella: Il cemento del Veneto e l’offesa al territorio.

Ampia sintesi di un articolo del noto giornalista su “Il Corriere della Sera” del 2-12-13.

Perfino i Sindaci leghisti sono saltati su contro il nuovo Piano Casa della “loro” Regione Veneto. Che razza di federalismo è se toglie ai Sindaci la possibilità di opporsi a eventuali nefandezze e consente a chi vuole non solo di aumentare liberamente la cubatura in deroga ai piani regolatori ma anche di trasferirla – udite, udite – in un raggio di 200 metri? Che la crisi pesi sul mattone è ovvio. Ma può essere il vecchio cemento la soluzione?

In un dossier, l’urbanista Tiziano Tempesta mostra che, nel 2011, l’edilizia dà lavoro all’8,2% degli occupati veneti: un punto e mezzo più che negli anni 90. Oggi il 59,6 % dei veneti vivono in ville e villini uni o plurifamiliari contro una media italiana 16 punti più bassa: 42,9%. Abitano per il 64,9% in case sottoutilizzate: gli altri italiani stanno 10 punti sotto. Di più: dopo la Lombardia, il Veneto è la regione più cementificata con l’11,3% del territorio urbanizzato: il triplo della media europea (4,3%). Il Veneto è la prima regione turistica nostrana: nel 2012 ha registrato 15.818.525 arrivi per un totale di 62.351.657 presenze, quasi il 65% stranieri. Su 6 pernottamenti in Italia, uno è in Veneto, dove i soli stranieri hanno speso l’anno scorso 5 miliardi. Più che in tutto il Sud insieme. Vale la pena mettere a rischio questo patrimonio aggiungendo mattoni e mattoni? “No”, rispose qualche anno fa l’allora governatore Giancarlo Galan: “Basta col cemento”. “No”, aveva ripetuto un anno fa Luca Zaia: “In Veneto si è costruito troppo. Non possiamo continuare così. E’ necessario fermarci: vale per i capannoni industriali e, a maggior ragione, per le abitazioni. Assurdo continuare ad approvare nuove lottizzazioni quando esistono abbastanza case per tutti”.

L’altra sera la maggioranza di destra ha fatto il contrario. Nonostante la contrarietà dei Sindaci di tutti sette i capoluoghi, dal veronese Flavio Tosi al padovano Ivo Rossi: “Cosa da pazzi”. Fatte le somme (un tot per l’adeguamento energetico; un tot per il fotovoltaico; un tot per l’antisismico e così via) saranno permessi ampliamenti del 140%. Si sono spesi un mucchio di soldi ed energie per fare piani regolatori seri ed ecco che una leggina dice: “Fate come vi pare”.

Zaia: “Non è vero! Al massimo l’ampliamento potrà essere dell’80%. Si fa troppa demagogia. La legge va di pari passo con quella sulla cubatura zero. E non esautora affatto i Sindaci. Pone fine a un eccesso di discrezionalità. Quanto allo spostamento di 200 metri, mi dicono fosse un emendamento della sinistra”.

Colpisce che la maggioranza abbia tirato dritto, nonostante la rivolta di molti Sindaci leghisti. Ivano Faoro, responsabile nazionale della Lega Nord per gli enti locali: “E’ chiaro l’intento degli alleati di forzare la mano per estromettere dal controllo del territorio i Sindaci, da sempre baluardo della politica nazionale della Lega”. Faoro aveva invitato i consiglieri regionali leghisti a votare secondo l’indirizzo del partito. Macché! Contro il Piano ha votato solo Matteo Toscani: “Mi ha convinto l’ostinazione dei miei colleghi nel voler esautorare i Comuni da ogni possibilità di intervento. Il Piano casa viene imposto ai 581 Comuni veneti d’imperio, senza alcuna possibilità di aggiustamenti locali. Un delitto. Le amministrazioni comunali hanno buttato alle ortiche milioni di euro per redigere PRG, PAT e PI. Ora si potrà edificare quasi ovunque cancellando decenni di pianificazione urbanistica”.

Ma cosa prevede questo Piano, accolto con entusiasmo dall’Ance che pure nei convegni sostiene la necessità di riconvertire ciò che c’è? Prevede, fino al maggio 2017, di togliere ai Comuni la possibilità di limitare o escludere l’applicazione dei Piani casa nei centri storici e permette di operare in deroga alle norme urbanistiche ordinarie, ai piani urbanistici e ai piani ambientali dei parchi regionali, anche se in questo caso è necessario il parere vincolante della Sovrintendenza”. La regola più stupefacente: “Gli ampliamenti potranno essere realizzati anche su un lotto adiacente, sino a 200 metri di distanza dall’edificio principale e su un diverso corpo di fabbrica”. Ci sono molti altri incentivi (basterà portare la residenza sul posto per 42 mesi: sai che fatica!) da far accapponare la pelle ai Sindaci dei Comuni turistici più esposti, come Andrea Franceschi di Cortina e Andrea Gios di Asiago che, pur essendo di destra, hanno dato battaglia contro il Piano precedente portando il caso di paesi come Roana (79% di seconde case), Gallio (82%), Tonezza, dove le case abitate tutto l’anno sono il 13%, con enormi problemi di gestione del territorio. “E’ una pazzia: il nostro municipio, per tagliare 10 metri quadrati di pino mugo, deve presentare uno studio di impatto ambientale. Ora, per fare un ampliamento in zona agricola, non serve niente di niente – attacca Gios. Intervento barbaro, contro ogni strategia di sviluppo, finalizzato solo a spronare interventi speculativi. La facoltà di spostare la cubatura supplementare nel raggio di 200 metri, poi! Abbiamo fatto una simulazione ad Asiago: potremmo ritrovarci dei villini a ridosso dell’Ossario. Un insulto”.

Tiziano Tempesta ha dimostrato che, nei dintorni immediati delle meravigliose ville venete, è stato costruito il triplo della media: “Non ci volevo credere. Ulteriore incentivo a favorire l’insediamento sparso”: quella poltiglia di case, campi, capannoni, sottopassi, villette, condomini che ha assassinato la campagna veneta.

Stefano Delpieri, del Gruppo che fa guerra ai nemici dell’ambiente: “Non è un piano casa; è un piano scempi. Un minuto dopo la pubblicazione, impugneremo tutto: qui rischiamo un Far West urbanistico”. E se qualcuno esagerasse andando oltre le già generose concessioni? “Sarà costretto a pagare il 200% degli oneri di urbanizzazione che però non esistono”, ride amaro Tempesta.

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Archiviato in Cementificazione, Eredità Tosi, Piano casa, Piano degli Interventi 2011, Piano territoriale regionale, PTRC, Urbanistica

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