“Costruite! Costruite!”: Tocca alla Regione.

Arriva anche il Piano territoriale regionale di coordinamento (PTRC).

Aprile 2013. La Giunta regionale adotta il PTRC, che sovrintende i piani comunali. In occasione delle alluvioni di primavera, il presidente regionale Zaia ha dichiarato: “Non si può vivere in simbiosi con il cemento. Basta cementificazione del territorio”. Un sogno che apre il cuore! Ma la verità è altra: la tutela del territorio divide.

 Il Veneto, negli ultimi 40 anni, ha perso il 18% della sua superficie agricola (180.000 ettari. L’equivalente della provincia di Rovigo) occupata da ville a schiera, palazzi, capannoni. Nella crisi, case vecchie e capannoni, che erano fonte di milioni di entrate per costruttori e Comuni, si svuotano. Che si fa? La Regione risponde con la legge: “Disposizioni urgenti per il contenimento del consumo del suolo, la rigenerazione urbana e il miglioramento della qualità insediativa”: “legge anti cemento” dice Zaia, che ne sottolinea la filosofia di fondo: frenare i mastodonti dello shopping; fermare il consumo di suolo usando al meglio gli spazi compromessi e contenendo il consumo di terreno agricolo; recuperare aree degradate e spazi verdi; rilanciare l’agricoltura; sviluppare il turismo del paesaggio; difendere l’equilibrio idrogeologico del territorio.Le novità annunciate:

Prima. ‘No’ ad aree di nuova urbanizzazione (quelle dei Piani di Intervento – P.I.), se i provvedimenti attuativi non saranno approvati entro un anno dall’entrata in vigore della legge, fino a quando la Regione delibererà dove e come costruire, assegnando ai Comuni “obiettivi di riduzione del cemento”. Attenzione però: eccetto gli interventi pubblici e quelli del Piano casa. Brividi!

Seconda. Si consente al proprietario di riportare un proprio terreno da edificabile ad agricolo, svuotandolo della sua potenzialità edificatoria.

Terza. “Rigenerazione urbana”. C’è un premio per chi demolisce la sua casa o il suo capannone costruiti in una zona di pregio ambientale o paesaggistico, per ricostruirli in altra area, dello stesso Comune, ritenuta idonea. Il premio è il 30% dei volumi per le abitazioni e il 30% delle superfici coperte per gli edifici industriali; può salire fino al 50% se l’immobile sorge su un terreno a rischio idraulico. Si consentono (brividi!) case e capannoni più grandi se lontani dalle bellezze venete.

Quarta. I proprietari potranno avere come credito edilizio le potenzialità edificatorie non sfruttate nei loro terreni, nell’attesa di cederli ad acquirenti interessati. Doppio il vantaggio: non si paga l’Imu e si monetizza il diritto a costruire. Emergono i rischi:

–  troppi vincoli e prescrizioni; le competenze sono confuse; i processi decisionali si allungano; rischia di congelare l’iniziativa sul territorio.

–  Art. 38: gli interventi nel raggio di due chilometri da caselli autostradali, uscite da tangenziali, superstrade e stazioni del sistema ferroviario vanno concordati con la Regione: le Amministrazioni locali devono chiedere il permesso a Venezia per fare qualsiasi cosa. Ad esempio, la maggior parte del territorio comunale veronese risulterebbe vincolato, mentre l’idea originaria: era quella di aumentare il potere decisionale del territorio: una volta concordato il PAT (piano assetto territorio), i Comuni agiscono in autonomia, con il Piano degli Interventi. Si allungano i tempi. E’ il contrario del federalismo e delle autonomie locali.

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