Piano degli Interventi: Incisive osservazioni di Giorgio Massignan.

A chi spetta decidere il futuro urbanistico della città?

“Dato positivo: finalmente con il P.I. la zona Sud di Verona ha un piano urbanistico. Però c’è un vizio di partenza: una corretta pianificazione territoriale vorrebbe che la Pubblica Amministrazione indicasse cosa è necessario fare nelle aree dismesse individuate dal PAT. Ai privati toccherebbe, in un secondo tempo, decidere, sulla base di questo quadro, se e quanto investire. Poi la Pubblica Amministrazione torna sull’area per progettare viabilità e trasporto pubblico. Si sta facendo l’esatto contrario: prima i privati hanno comprato le aree dismesse; hanno redatto i progetti con l’unico criterio (corretto, dal loro punto di vista) di ricavare la più alta redditività possibile: azione speculativa. La Pubblica Amministrazione, assente, non ha dettato nessun criterio: il suo intervento è stato successivo. Uno dei risultati: troviamo un centro commerciale alle ex Cartiere, che non possono sopportarlo. Chi si occupa di urbanistica, quando vede il progetto, si mette le mani nei capelli. Con un afflusso di 1.500 persone al giorno solo per contare gli addetti che ci lavoreranno, gli intasamenti non si potranno evitare. Partiranno molti altri interventi. Tra 10 anni i nodi verranno al pettine e il Comune dovrà intervenire con soldi pubblici per cercare di risolvere questi danni. E la Pubblica Amministrazione oggi non li mette in preventivo. L’Amministrazione Tosi affida a privati e al loro potere economico la pianificazione del territorio, espropriando se stessa del diritto-dovere di programmarlo e di gestirne l’uso.

A Verona Sud, gli Amministratori pubblici, invece di analizzarne il potenziale e coniugarlo con la vocazione e le potenzialità di Verona all’interno di un piano territoriale unitario e organico, e invece di predisporre un piano unitario di recupero delle aree dismesse, preferisce cucire le proposte di gruppi di imprenditori privati, realizzando una sorta di abito di Arlecchino. Secondo Giacino, l’80% delle costruzioni è su aree da riconvertire e la metà di queste resterà a verde. Ma il verde previsto a Verona Sud è pubblico solo sulla carta: non sarà fruibile a uso collettivo, ma funzionale ai centri commerciali e direzionali. Semplice calcolo: solo a Verona Sud si realizzeranno circa 4 milioni di mc: un milione di edifici residenziali e tre milioni tra direzionale, commerciale e alberghiero, senza contare i 300.000 mc alle ex Cartiere. Da nessuna analisi si evince che Verona ha bisogno di centri direzionali e commerciali e neppure di nuove abitazioni. La trasformazione delle aree è stata suggerita dagli operatori immobiliari privati. E la Pubblica Amministrazione ha permesso di realizzare tipologie edilizie ritenute commercialmente allettanti. Il suolo viene concesso alle trasformazioni immobiliari.

Si trascura la questione decisiva: la mobilità. La riqualificazione dell’area meridionale presuppone un notevole flusso di traffico. Anziché intervenire nella zona Sud, si investono somme enormi per il Passante Nord, con traforo della collina e Strada di Gronda, funzionale alla viabilità extra urbana e autostradale: intervento che sposterà lo sviluppo urbano verso le aree settentrionali e occidentali: zone di grande pregio ambientale quelle collinari, che possono diventare edificabili ed essere cedute, come aree di compensazione, a privati: a coloro che, con la formula del project financing, realizzeranno il Passante. Invece di programmare un sistema della mobilità basato sul trasporto pubblico, si preferisce la grande opera infrastrutturale”.

Domanda di Tito Brunelli: il fatto che, con enormi costi, si punta sul traforo delle Torricelle e contemporaneamente si pianifica lo sviluppo della città a Sud, sta in piedi? Tanto più in tempi di crisi finanziaria.

Ancora Giorgio Massignan: “Non toccate le ville!”. Allarma la possibilità che il P.I. intacchi la bellezza di alcune delle dimore più sfarzose e storicamente rilevanti di Verona: le ville Arrighi, Buri, Giusti del Giardino, Pullè, Wallner, Arvedi e tante altre: tutte inserite nel piano con vari gradi di tutela, per nulla rassicuranti. “Si interviene in maniera pesante con ampliamenti e demolizioni”.

Ancora: “Il patrimonio edilizio cittadino è sufficiente per 400.000 persone. Il P.I. si adegua a interesse privati”.

Italia Nostra chiede di azzerare i progetti di nuove case e ampliamenti di edifici storici e ville, sia in zone collinari e agricole, sia in borghi come Avesa, Quinzano, Parona, Santa Maria in Stelle: molto meno cemento, tanto più che a Verona ci sono 10.000 case sfitte o mai abitate e tanti edifici per uffici o negozi vuoti.

Circa la tutela del paesaggio naturale, Massignan nota che “questo non è un piano che programma il territorio: permette che siano occupate le poche aree ancora libere all’interno del tessuto urbano con ulteriore edificazione disordinata e diffusa”.

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Archiviato in Amministrazione Tosi, Comune Verona, Eredità Tosi, Piano degli Interventi 2011, Urbanistica

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