Piano degli Interventi: Altri oppositori: E’ questa la città che vogliamo?

Se lo chiede anche il consigliere Cristiano Maccagnani: originale e momentaneo oppositore. Consigliere comunale leghista, per disciplina di partito ha votato il piano, ma dice: “Siamo il passato!! Discutiamo di case e palazzi che inonderanno Verona senza alcun criterio. Bisognerebbe ristrutturare il centro, pensare a case con giardini per migliorare il nostro stile di vita; invece assecondiamo i palazzinari. Sono mortificato!”. Lo riascoltiamo qualche ora dopo: “Il P.I. è strumento sofisticato e all’avanguardia. Però, in certe zone, come lo Stadio, c’è una bella spinta al cemento. Torno dalla Germania, dove anche le periferie sono giardini. Da noi si continua a puntare sul mattone e sulla cubatura. Un tempo chi aveva un terreno agricolo e lo trasformava in edificabile diventava ricco; oggi, con la crisi, si può pensare in questo modo? I privati che hanno proposto gli interventi dovranno sborsare contributi consistenti in cambio dei cambi di destinazione d’uso e degli aumenti di cubatura”.

Sinistra, ecologia e libertà”

Non si può demandare a privati la trasformazione del territorio, che va tutelato evitando consumo del suolo e cementificazione. Il patrimonio edilizio deve risparmiare energia. I dati demografici contrastano con le previsioni di PAT e P.I., secondo i quali Verona dovrebbe arrivare nel 2016 a 287.000 abitanti. Va ridimensionata la previsione di nuove costruzioni. Il P.I. prevede residenziale per 4,3 milioni di mc; più 700.000 non attuati del vecchio PRG; più 750.000 di riserva. Il P.I. consumerà in pochi anni metà della potenzialità edificatoria complessiva. Proposte: ricalcolare la volumetria; stralciare le aree di espansione; verificare consumo del suolo e inquinamento; utilizzare il patrimonio edilizio esistente e coordinare il P.I. con i Piani aria, energia, mobilità e trasporto pubblico locale. Si possono imporre sui fabbricati interventi per il risparmio energetico, creando lavoro”.

Legambiente: “Non si fa cassa con l’urbanistica”

–  “Giacino racconta il lato positivo del P.I. I cittadini devono sapere cosa accadrà nei loro quartieri. L’errore più grave è delegare a privati la gestione urbanistica della città. Il P.I. è fatto su misura per soddisfare appetiti privati. Per la zona industriale ciò è almeno in parte accettabile, ma per gli altri quartieri è un disastro. Significa consumo di suolo agricolo e interventi a macchia di leopardo, privi di un disegno organico: un coacervo di interventi, spesso di rilevanti dimensioni, che consumeranno suolo, in un mercato stagnante, con innumerevoli abitazioni invendute e invendibili: gli acquirenti potrebbero essere giovani coppie e immigrati, ma la loro capacità economica si scontra con i valori di mercato. Verona si avvicina alle grandi città campionesse per consumo di suolo”.

–  “Si costruirà senza una visione organica, con interventi frammentati, efficaci solo per costruttori e investitori. Come negli anni 60 – 70 quando si costruiva ovunque e senza criterio. Oggi, per di più, in città sono numerosi gli appartamenti sfitti o invenduti. Non si può pensare all’Urbanistica come un modo per fare cassa. Il Comune non faccia lo speculatore immobiliare”.

–   In riferimento alle enormi cubature previste, Legambiente cita dati demografici: “A Verona il picco di popolazione è nel 1971 con 266.205 abitanti. Per un decennio poco cambia. Poi il declino. Nel 2001 siamo 253.964. Si risale lentamente, grazie agli immigrati, fino ai 263.964 di oggi. Ma nel 2009 c’erano 1.500 residenti in più. Insomma in 40 anni la popolazione è sostanzialmente stabile. Eppure si è costruito tanto e si continua ancora. Nel 2006 si stimò che in 10 anni la popolazione sarebbe cresciuta di 25.000 unità. Conseguenza: 5 milioni nuovi di mc di residenziale. In realtà in 5 anni la popolazione è cresciuta di 4.000 unità, la maggior parte stranieri. Dagli anni 70 ad oggi i residenti in città sono gli stessi; leggermente calati negli ultimi due anni. Non si capisce dunque a chi serviranno questi nuovi appartamenti. 280 interventi da progettare e l’ipotesi di costruire circa 4 milioni di mc: oltremodo sovradimensionati per la realtà veronese”.

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