Verso la Cittadella dello Sport, alla Spianà.

Sono 1.200.000 mq di verde, in parte di proprietà comunale; il resto di proprietà privata, spezzettata tra molti proprietari. L’architetto Arrigo Rudi progettò l’intera area a parco pubblico.

L’Amministrazione Tosi decide di privatizzare i 700.000 mq di sua proprietà destinandoli a parco sportivo per atleti, famiglie e bambini. Assessore Giacino: “L’accordo tra pubblico e privato è l’unico modo per eliminare il degrado dell’area e per avere opere pubbliche: la presenza di attività sportive e ricreative garantisce presidio e controllo”.
Spesa (sostenuta da privati) per l’intero intervento: due milioni. Per i primi lavori: 650.000 euro.
Prima opera, per 180.000 euro: percorso per bici da cross (impianto di BMX): pista olimpica tra le più belle d’Italia, con una rampa di partenza (ne seguiranno altre). Ha ospitato i campionati italiani. L’area resta comunale, in concessione a Team Verona. Assessore Giacino: “Primo passo verso il recupero dell’area”. Sono previsti il Palaghiaccio, piscine, campi da golf, da tennis e da bocce.
Il Partito Democratico rilancia: “La vocazione della Spianà resta a parco pubblico. Ai previsti impianti sportivi si può affiancare un grande giardino pubblico: quasi 120.000 mq, dei quali l’Ovest cittadino ha bisogno come valvola di sfogo alla forte urbanizzazione, usando l’incasso della vendita dei territori della Spianà appartenuti al Comune. Non si ripeterà la fortuna di avere un’ampia area non costruita, a servizio del territorio”.
* Altro tassello della città dello sport: la ristrutturazione del campo di calcio dei giovani del Verona, di fronte allo stadio Bentegodi.
* Risuona, nel deserto, la voce di Giorgio Massignan (Italia Nostra): “Per favore, non toccate la Spianà. Il valore di un’area così ampia, a poca distanza dal centro, è incalcolabile. Lasciate che la zona continui a essere coltivata; favoritene l’uso agricolo, senza spendere soldi per impianti di cui la città non sente il bisogno. La mancanza di soldi non deve essere un alibi per rovinare una preziosa zona verde. Se non ci sono i soldi, non fate nulla, ma non si privi la città della speranza di poter avere, in futuro, un nostro piccolo Central Park. Il recupero qualitativo non si realizza con nuovo cemento”.

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