Verona. Una città che sogna il suo “piccolo mondo antico”

Andrea Bolla, presidente uscente di Confindustria Verona, ha definito i politici veronesi ‘campioni delle chiacchiere’. Dice che una politica (su tutti il sindaco Tosi e il presidente della Provincia Miozzi) allineata e coperta a difesa delle proprie posizioni e in permanente attacco nei confronti dello schieramento avversario, ha stancato le categorie produttive.

Esempio: del trasporto pubblico di massa si parla da 15 anni, ma non se ne vede l’ombra. Unica missione in cui è stata impegnata la politica cittadina su questo tema è la corsa per mantenere in vita il finanziamento dello Stato. Per vedere alcune opere del programma 2007 dell’Amministrazione Tosi bisognerà aspettare un altro quinquennio. Molte dipendono anche da altri enti e istituzioni come Cariverona: non sono ancora decollate e non è detto che incontrino il consenso di tutto il mondo economico.

Pare che molti concordino sul ritardo di Verona.

Pare che la voglia di vedere qualcosa di concreto sia tanta e che la paura che il momento sia lontano stia facendo la differenza.

L’ex assessore Bertacco ha denunciato una politica ‘in stato catatonico’, priva di proposte, popolata esclusivamente da ‘cortigiani ed esecutori’.

Ma è vero?

Forse la verità è un’altra: i Veronesi brontolano, ma non sognano la rivoluzione; non vogliono cambiare; sono contenti così. Verona, ben prima di Tosi, è popolata da yes-men.  Aspettano da altri le novità e le svolte. Poi vedono e si adattano. Tosi lo ha capito e non cambia la città di una virgola. E’ un conservatore in senso stretto; si adatta alle situazioni; sa trattare i concittadini nel senso da loro desiderato. Intanto rafforza il suo potere senza dover seguire la realizzazione di un progetto ideale. Conseguenza: la città negli ultimi 30 anni è rimasta quasi la stessa. Basta un confronto: facciamo un giro a Padova: quasi non la si riconosce da come era 40 anni fa a come è oggi: trasformata.

Forse i Veronesi sognano in cuor loro di ritornare al “piccolo mondo antico”, in un mondo da favola, esistito solo nell’immaginazione. In quello vero si pativa la fame e le malattie non trovavano ostacoli. E’ fasulla la sensazione che andasse meglio quando andava peggio. E comunque il futuro è davanti, non indietro. Va costruito da tutti.

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Archiviato in Situazione economica 2013

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