Sorpresa! Nel Veneto spariscono gli imprenditori

Marzo 2013. Padova. Viene presentato il Rapporto Nazionale del Global Entrepreneurship Monitor:  la più grande indagine mondiale sull’imprenditorialità. Parliamo di imprese, in particolare di quelle allo stato iniziale. Sorpresa. Il Nord Est arranca più del resto del Paese: le aree più dinamiche in Italia sono il Nord Ovest e il Sud (con il 23% sul totale); segue il Centro (19%); ultimi: le isole e il Nord Est, ex terra delle partite Iva.

Moreno Muffatto, padovano, professore di Gestione strategica delle organizzazioni:

“Paese bloccato, con forte paura di fallire. Nel 2012 il Nord Est è l’unica area con saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni di impresa (-0,4%). Disimpariamo a essere imprenditori. C’è  un deficit di iniziative di stimolo all’imprenditorialità da parte degli enti pubblici. Alto Adige, Trentino, Friuli, Emilia fanno di più. Contributi e incentivi sono per l’esistente, non per  iniziative volte a creare nuovi settori e nuove aziende. Gli studenti frequentano l’Università per trovare un posto di lavoro, non per crearselo. Vengono formati professionisti, ricercatori, al massimo manager, ma non imprenditori. Urge cambiare strada. E funziona: quando faccio lezione a ingegneria gli studenti si illuminano quando si parla di imprese. La scuola deve insegnare come si diventa imprenditori, secondo un nuovo modello da costruire. E’ problema di cultura imprenditoriale che nel Nord Est pensavamo di avere e abbiamo perso. Ovunque, a partire dalle aule universitarie è compito di tutti scovare gli imprenditori di domani, competenti, pronti a costruire nuove realtà industriali”.

Commento di Sandro Mangiaterra.

Il Rapporto su imprenditorialità e innovazione parla chiaro. Un tempo la capacità di fare impresa era il vanto del Veneto. Oggi il Veneto è come la Sicilia. C’era una volta la locomotiva. Ora c’è un vagone che arranca in fondo al treno.

L’Italia è in coda alle nazioni leader per nascita di nuove imprese. L’aspetto più sbalorditivo dello studio è che il Nord Est oggi appare l’area meno dinamica del Paese. Sul totale delle imprese allo stato iniziale, appena il 15% ha base lungo l’asse della Serenissima, l’identica quota che si riscontra nelle isole. Fanno meglio il Nord Ovest e il Sud, con una quota del 23% a testa.

E’ alle spalle il “modello Nord Est”, quello delle 750.000 partite Iva, una ogni sei abitanti. La realtà suona come il peggiore dei risvegli. Mancano la voglia di investire, rischiare, sognare e la maestria del fare. Risultato: la crisi picchia duro e continua l’emorragia di posti di lavoro.

Il Nord Est deve ripensare e rimettere in moto iniziativa e innovazione, riscoprendo istituti tecnici, aule universitarie, capannoni industriali e gusto della sfida.

Per puntare all’obiettivo occorre una cabina di regia in grado di coordinare quanto si muove nel campo della ricerca e dell’alta tecnologia (centri di ricerca e parchi tecnologici), evitando sprechi, sovrapposizioni, dispersione di energie e di risorse. Politici, imprenditori, sindacati: nessuno può chiamarsi fuori da questa decisiva partita: innovare è la carta per uscire dalla crisi: va giocata come si deve, puntando a una forte ricaduta sul piano imprenditoriale e dello sviluppo del territorio. Una politica industriale manca da decenni in Italia e nel Veneto. Se ci si muove insieme, costruendo speranza, ai giovani tornerà la voglia di fare impresa.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Situazione economica 2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...