Per un nuovo ordine economico internazionale (e locale)

Come uscire dalla crisi economica e finanziaria, in atto dal 2008? Spetta a tutti scrollarci di dosso il letargo culturale e politico in cui siamo caduti e ricostruire la politica mettendo insieme il meglio della nostra storia e il nuovo che emerge. Non è detto che ne saremo capaci.

L’umanità ha accettato, come privo di alternative,  il liberismo e l’egemonia del capitale finanziario, quali difensori dei valori democratici e occidentali, in crisi, e dello sviluppo economico. Ne segue che il governo del mondo è nelle mani non degli Stati, ma del capitale finanziario, che specula e non produce, e del sistema delle multinazionali ad esso legato, che è sovranazionale e privo di mandato e controllo politico.

Un dato: se il PIL mondiale è 1, il capitale finanziario (carta) vale da 13 a 15 volte. Può una persona che lavora mantenere 13 o 15 persone che vivono sul guadagno della speculazione finanziaria? Non funziona. Occorre imboccare strade nuove. Bisogna sostituire l’economia dell’accumulazione di carta straccia con un’economia che produce e valorizza le risorse umane, per uno sviluppo equo e solidale. No al denaro fine a se stesso. Sì alla socialità e alla solidarietà che portano con sè libertà, eguaglianza e solidarietà quali valori qualificanti e scienza e tecnologia quali strumenti di miglioramento della vita per tutti: per ognuno secondo le sue capacità e i suoi bisogni in una società che garantisca condizioni di partenza eque. Fonte della ricchezza devono essere il lavoro e i mezzi di produzione. Le religioni, Karl Marx e i padri del liberismo Smith e Riccardo propongono la stessa filosofia economica: sono legittimi gli interessi su somme investite nel commercio e nella produzione; nessuno però nega la centralità del lavoro (subordinato e autonomo) e dell’impresa che produce, alla quale il sistema creditizio deve dare supporto senza condizionare e speculare.

Ci chiediamo: è in atto un confronto per un progetto comune di trasformazione della società globale in modo che prevalga non il capitale finanziario, ma lo sviluppo a favore dell’uomo?

Che proposta politica dobbiamo formulare per unificare e rianimare un’Europa senz’anima, che parla solo di spread e di Banca Centrale Europea?

E’ decisivo il dialogo a livello internazionale tra chi cerca di trasformarsi, in un confronto aperto, per costruire una proposta politica che passi dalla protesta alla proposta, definendo un soggetto politico aperto e federato, per transitare verso un mondo di liberi e eguali, fratelli nei fatti.

Ne saremo capaci?

Non è una domanda nuova. Subito dopo la seconda guerra mondiale, era concreta l’occasione di impostare nuovi rapporti tra gli Stati. Su spinta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), si è discusso per un paio di decenni di “nuovo ordine economico internazionale”. Si guardava a una società universale che garantisse a tutte le persone e a tutti i popoli una vita dignitosa, superando la miseria e la povertà, promuovendo il lavoro e l’autonomia di tutti.

Chi deteneva ricchezza e potere militare e finanziario fece fallire il progetto, creando le condizioni di squilibri, contrapposizioni e guerre, che oggi il mondo ricco comincia a pagare. Non è mai troppo tardi, però. Sarà capace la nostra umanità di cercare la strada del bene di tutti?

La domanda pare al di là delle nostre possibilità di intervento. Può essere vero, ma se vengono a mancare i “sognatori” come Luter King, Ghandi, Altiero Spinelli non arriva il futuro che ci auguriamo.

La domanda è però alla portata se la riferiamo alla nostra realtà locale, ai nostri Comuni: è possibile a Verona (ognuno pensi al suo Comune) un nuovo ordine economico, culturale e sociale che crei opportunità per tutti, a partire dagli ultimi? A questo livello non ci sono scuse: o assumiamo il nostro ruolo oppure vediamo dove finiamo.

Vogliamo o no essere quelli dei cieli nuovi e delle terre nuove?

Tito Brunelli

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Archiviato in Situazione economica 2013

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