“Scelta civica – Monti per l’Italia” non ha capito che …

Il parziale fallimento di Mario Monti e dei ministri che hanno guidato il Paese per oltre un anno, in un compito difficile, dice molto sulle élite italiane dalle quali provengono. Ignorano i meccanismi della politica e della capacità di leadership. Hanno adottato provvedimenti indispensabili, ma non si sono mostrati consapevoli che essi dovevano essere ‘venduti’ politicamente ai cittadini (ad esempio, prevedendo forti indicazioni di equità sociale). La democrazia, regime del suffragio universale e dell’uomo della strada, lo esige, tanto più quando i tempi sono difficili e ai cittadini si chiedono sacrifici non indifferenti. Chi governa ha l’obbligo di spiegare, di enumerare cifre, vincoli e rimedi: cose sacrosante, che devono essere accompagnate però dalla capacità di parlare ai cuori più che alle menti, di invogliare al riscatto, di muovere alla tenacia, all’orgoglio, alla speranza. Atteggiamenti che appartengono alla politica e di cui i politici devono essere capaci, mostrando di:

– essere convinti della propria autorevolezza,

– avere dimestichezza con il comando sociale e con l’esposizione pubblica,

– essere animati da un pathos di condivisione nazionale, da una capacità di comunicare e di mettersi personalmente in gioco

capacità queste che le classi dirigenti italiane, chiuse in sè, possiedono in scarsa misura; cose alle quali il lungo e feroce dominio degli apparati dei partiti sulla cosa pubblica le ha disabituate, staccandole dal profondo della politica.

Lo si è visto al momento di organizzarsi in vista delle elezioni. Il Centro ha dimostrato di non aver capito l’ansia di cambiamento che agitava l’Italia. A un Paese percorso dalle performance di Grillo, si è presentato con figure della nomenclatura partitica (UDC e FLI) e con il pallido volto di notabili catto-confindustriali insaporiti da qualche prezzemolino sportivo-accademico: una oligarchia italiana all’insegna del “lei non sa chi sono io e quanto sono importante”. Nessuno era capace di un parlare vivo e autentico, di una proposta suggestiva, che desse voce a una qualche novità culturale, che incarnasse una figura sociale inedita.

L’oligarchia del Centro ha dato la misura della sua mancanza di sintonia rispetto alla condizione politica del Paese quando ha deciso, segnando la propria sconfitta, di contrapporsi frontalmente e sprezzantemente all’elettorato della Destra. Lo si è visto allorché Monti si è rifiutato di prestare un minimo ascolto all’invito, rivoltogli da Berlusconi, di essere il federatore dei moderati, benché fosse ovvio che l’elettorato della Destra era l’unico dove avrebbe potuto ottenere il consenso che cercava. Perché questo errore? Forse per l’influenza dell’on. Casini e del cattolicesimo politico sprovveduto, mai rassegnato al bipolarismo e vagheggiante un’illusoria collocazione al di là della Destra e della Sinistra? No: anche se ha contato. Nel paralizzare l’interlocuzione di Monti e dei suoi con il popolo della Destra, ha contato molto di più quella sorta di esclusione sociale che la Sinistra esercita nei confronti della Destra, in modo specialissimo da quando a destra c’è Berlusconi. E’ l’esclusione che si nutre dell’idea che la Destra costituisca la parte impresentabile del Paese, il lato negativo della sua storia: l’Italia imbrogliona, priva di senso civico, che evade le tasse, che non fa la fila e urla al telefonino; l’Italia incolta dei cinepanettoni, che non sa le lingue e non è iscritta al FAI; alla quale non importa nulla dell’Economist e non è di casa né alla Biennale né alla Columbia; che non può che essere clericale, conformista, sessista, solo e sempre reazionaria; in una parola quell’Italia che non è possibile ricevere in società e con la quale non conviene avere rapporti se si vuole essere annoverati tra le persone per bene. La borghesia che conta, i notabili di ogni genere, l’alto clero in carriera, insomma l’élite italiana ha introiettato questa visione (che come tutti gli stereotipi ha qualcosa di vero). Visione tanto più potente perché pre-politica, attinente al vivere civil-culturale. Con la Destra l’élite italiana non vuole avere nulla a che fare. Teme di contaminarsi e soprattutto di entrare nell’interdizione della Sinistra, facendosi la fama di nemica del progresso, correndo così il rischio di non essere più invitata nei salotti televisivi, a Cernobbio, a Valle Giulia; di diventare ‘impresentabile’ e per paura degli scheletri negli armadi, che non mancano. Il Centro, affollato di ‘gente per bene’, è rimasto vittima del timore di farsi etichettare di destra: ha mantenuto la propria rispettabilità, ma al prezzo di diventare un attore politico di terz’ordine.

Domanda: che ne pensate?

(fine)

1 Commento

Archiviato in Politica e Riforme

Una risposta a ““Scelta civica – Monti per l’Italia” non ha capito che …

  1. Pachera Giuseppe

    Su un giudizio di fondo, che mi sorprende, concordo. Una delle mie “fisse” è che non si dice, forse perché si pagherebbe un prezzo troppo alto ( l’ interdizione ) che, con l’ eccezione dei governi D Gasperi, in Italia non si è potuto governare senza e tantomeno contro la sinistra. Ritengo errore politico di Berlusconi aver sottovalutato la forza dell’ egemonia della sinistra. Un falso clamoroso è che lui con i suoi mass-media abbia istupidito l’ Italia per poi governarla. Siamo nella complessità e quindi c’è del vero ma la sua forza rispetto a quella della sinistra con le sue “casematte” ( magistratura, sanità, scuola, mass-media ecc.) è quasi ridicola. Qualcosa aveva subodorato perché ha del talento, ma ha offerto troppi appigli per non essere un bersaglio facile. Per contrastare la sinistra bisogna essere irreprensibili, senza scheletri nell’armadio e superiori in tutto, anche nella comunicazione. Il regalo fatto al centro-destra con lo sgarbo a Prodi ha concesso ai moderati ancora un po’ di tempo, ma non credo che le divisioni nel centro-destra siano inferiori a quelle nel centro-sinistra. Il coperchio sul pentolone è Berlusconi! Il mio timore è che nella difesa ad oltranza di Berlusconi senza aver saputo “salvarlo” per tempo, abbia compromesso l’ intero gruppo dirigente PDL. Nel PDL trovo poco dibattito e poca democrazia e, di fatto, soggezione nei confronto di una persona a cui non si possono negare capacità superiori, di saper parlare al cuore ( e alla pancia! ) della gente, ma anche di essersi consegnato a causa di una incredibile fragilità…affettiva-emotiva (?) ai suoi nemici, con comportamenti impresentabili.
    Un aspetto poco sottolineato della potenza dell’ egemonia è quello di potersi avvalere di forze apparentemente “esterne” ( centri sociali, intellettuali organici e..utili idioti ) che fanno il lavoro “sporco” e permettono al PD di presentarsi come pompiere, l’ “usato sicuro”, garanzia di democrazia, moderatismo, ecc.
    Non sono così severo con Monti. A me bastava il suo essere competente e affidabile. Certo, non c’ era molto “cuore” nonostante il piccolo “Spread” e l’ adozione del cagnolino. Qui però c’è un problema drammatico: l’ imbarbarimento. Come toccare il cuore dei “barbari”? Certo, non sono tutti barbari, ma fanno tanto chiasso e la “brava gente” s’indigna..e fa i fatti suoi. La regressione culturale e morale è drammatica. Io non sono convinto che il “popolo” sia migliore dei governanti.
    Solo qualche impressione, a caldo, discutibile ( alla lettera ), in un contesto in cui i fatti importanti e incredibili ( Berlusconi, PD, Emma Bonino, Papa Francesco – e meno male ! ) si susseguono a velocità impressionante. Il mio “lavoro” è in parte leggere editoriali da 5,6 fonti, ma né i tweet né internet possono sostituire l’ incontro che tra la gente di buon senso manca, anche e soprattutto i cattolici.
    Tito, scusa la lunghezza, grazie anche ad Armando ed agli altri che lavorano nel silenzio, un saluto a Nadia. E adesso…un risottino agli asparagi.
    Pino (Pachera)

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