La strada della rinascita della politica

Per non essere “democrazie della spesa”, la strada è una e difficile: trovare nuovi contenuti alla democrazia; abbandonare la visione solo economica del nostro futuro e riscoprire la politica come capacità di animare un dibattito pubblico con verità, con capacità di visione e di mobilitazione ideale; una politica che allarga lo spazio ai valori essenziali che ci preme salvaguardare, al modello di società che vogliamo. Con questa politica riusciremo, se ne saremo capaci, a far sì che le nostre società non diventino una docile e invivibile appendice della Borsa.

Il governo democratico di un Paese deve essere capace di una pedagogia civile ispirata alla verità.

La nostra società deve affrontare un esame di coscienza e ripensare la propria storia, per capire il peso, insopportabile, delle sue troppe pigrizie, incapacità, indulgenze. Vi sono circostanze in cui il governo democratico di un Paese deve essere capace di una pedagogia civile, ispirata a verità e cultura. Il popolo deve crescere e diventare protagonista del comune futuro. In caso contrario il prezzo da pagare, per tutti, può rivelarsi molto alto.

Nota di Tito Brunelli.

La mia giovinezza è stata segnata da tanti slogan. Ne riporto due:

– costruire un nuovo ordine, economico e politico, internazionale;

– non arrendersi all’uomo a una dimensione.

Ci riferivamo all’universalismo. Accettare le divisioni in atto tra primo, secondo, terzo mondo significava accettare la compresenza del mondo dell’opulenza e di quello della miseria. Era questa la strada delle guerre, dei rapporti di potere, anche militare; di future rivolte planetarie. Chi puntava su altri percorsi pensava a un accordo, a livello mondiale, capace di garantire una crescita armonica di tutti i popoli, senza differenze marcate. Se ne parlò, soprattutto all’ONU, per un paio di decenni. I Paesi ricchi rifiutarono questo nuovo ordine, privilegiando i loro interessi.

Per molto tempo l’umanità subirà le conseguenze di tale cecità.

Ci riferiamo poi alla scoperta, sempre nuova e affascinante, della persona umana, nel mondo della tecnologia. Si confrontavano due visioni: quella della complessità dell’esistere, che richiede attenzione, fatica intellettuale, visione complessiva, e quelle delle poche idee, chiare e distinte, tipiche dell’ideologia. Vivere la complessità è fatica quotidiana e rischio continuo. L’ideologia invece porta ad abbracciare una visione del mondo, con il rischio di restarne servi e di creare divisioni e contrapposizioni anche violente.

Sta alla nostra coscienza valutare il percorso fatto e quello che, con ritardo, possiamo fare, con la finalità del bene comune a livello planetario.

(continua)

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