Non da oggi il liberalismo è svanito dall’orizzonte italiano

L’Italia non è mai stata liberista. Meglio: il liberismo ortodosso è stato di sparute minoranze, nemiche di coalizioni di interessi particolari a danno dell’interesse generale. L’economia non è stata nelle mani della libera impresa e della concorrenza. Cavour, ad esempio, favorevole all’intrapresa privata, fece intervenire lo Stato in ogni investimento ritenuto necessario allo sviluppo economico. Dal 1861 fino a Giolitti, tutta la classe dirigente fu d’accordo nella scelta protezionista.

Alla destra politica sono mancati:

– senso dello Stato e della dignità delle istituzioni;

– attenzione per l’etica pubblica, per il buon governo e per le sue regole;

– impegno per il bene collettivo;

– preoccupazione per gli interessi nazionali;

– opportunità di marcare una giusta distanza dalle richieste non sempre accettabili della Santa Sede, presenza preziosa per l’Italia, ma non priva di potenziali problemi per la sua statualità.

Insomma, le hanno fatto difetto i riferimenti che l’identità del liberalismo italiano ha tratto dal suo rapporto intrinseco e costruttivo con il Risorgimento e la nascita dello Stato nazionale.

Si è sviluppato l’individualismo nella dimensione dei diritti, della promozione, dell’accertamento del merito e dello sviluppo di una soggettività autonoma sebbene inserita in una precisa identità storico-culturale. Viene da qui la tradizionale attenzione a una istruzione ‘pubblica’.

Si è trattato di un liberalismo molto elitario. All’inizio e per quanto le fu possibile, la Democrazia Cristiana di De Gasperi cercò di farsi erede del liberalismo. Ma esiste una parte significativa della società italiana che nutre davvero valori liberali? Che si può dire liberale?

Di un tale liberalismo la Destra berlusconiana ha mostrato di non sapere quasi nulla. La forza di Berlusconi è stata ed è quella di potersi muovere a suo capriccio in un vuoto di cultura politica liberale che caratterizza metà del paese. Troppo spesso l’Italia di destra è tale solo perché è contro la sinistra. Dal 1994 siamo costretti a scoprire quanto pesi negativamente sul Paese – sulla destra, sui cattolici, sulle sorti del sistema politico nel suo complesso – l’assenza di una cultura liberale.

(continua)

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