Riforme? No Grazie

Il problema profondo, strutturale dell’Italia è l’esistenza di un immane blocco sociale, con due obiettivi: la sopravvivenza e l’immobilità. “Io voglio la mia parte e nulla deve cambiare”. Questo macigno oscura il nostro futuro e appare invincibile. Ne fanno parte:

– vasti ceti professionali, organizzati intorno ai rispettivi ordini,

– statali organizzati,

– alti burocrati collegati con la politica,

– commercianti evasori,

– pensionati nel fiore degli anni,

– finti invalidi,

– addetti a un ordine giudiziario intoccabile,

– tassisti a numero chiuso,

– farmacisti,

– concessionari pubblici a tariffe di favore,

– il milione circa di precari organizzati,

– impiegati e amministratori parassitari delle spa degli enti locali,

– imprenditori in nero,

– cooperatori fiscalmente privilegiati,

– patiti delle feste nazionali,

– nostalgici della contrattazione collettiva sempre e comunque,

– schiere di elusori fiscali,

– aspiranti a condoni,

– quelli che non vogliono che nel loro territorio ci sia una discarica, una linea Tav, una centrale termica, nucleare o altro,

-dirigenti e alti funzionari di banche, assicurazioni, enti pubblici e privati, lautamente pagati.

E così via per infiniti settori e ambiti del Paese.

Si tratta della massa imponente di un elettorato di conservatori e immobilisti, abituato a fondare il proprio avvenire sul privilegio, sulla propria singola condizione di favore. Tra la politica e questo blocco conservatore-immobilista si è da tempo stabilita una complicità.

Forte della debolezza della politica e delle sue pessime prove, la società italiana non le riconosce alcun potere di direzione; ne cerca solo l’appoggio per la sua sopravvivenza spicciola, muovendosi con spregiudicatezza e utilizzando, per i propri interessi, tutto l’arco parlamentare. Ogni gruppo sociale appena importante; ogni segmento professionale conta su deputati e senatori di riferimento (particolarmente rilevante il caso dei magistrati e degli avvocati con a disposizione un vero partito ombra) che difendono i propri tutelati contro destra e sinistra: contro tutti. E’ il dramma: governo, maggioranza e opposizione sono incapaci di esprimere indirizzi rapidi, incisivi, coerenti e di sostenere scelte dure, perché in balia del blocco conservatore-immobilista. La politica è ricattata e minacciata da milioni di cittadini impegnati perché tutto resti come è. Sembra impossibile cambiare: c’è sempre qualcuno con potere di interdizione che dice no. Il Paese dà l’impressione soffocante di essere vecchio, immobile, paralizzato, prigioniero del suo passato nel quale troppi hanno costruito la propria esistenza sfruttando contingenze favorevoli, trincerandosi in muniti fortini corporativi. Discorsi, pensieri, conversazioni si susseguono sempre uguali.

Oggi è arrivato il tempo dei barbari e il Paese sembra disperato e rassegnato che la sostanza della democrazia sia la tutela, sempre più ampia, di sempre nuovi diritti per singoli e gruppi, con una disposizione psicologica tipica delle democrazie: ciò che è concesso una volta diviene irrevocabile: opportunità, benefici, diritti, una volta riconosciuti e dispensati possono solo aumentare, mai diminuire.

Nota di Tito Brunelli.

Quanti cittadini si informano per sapere a quanto ammontano gli stipendi dei dirigenti (alti e medi) degli istituti finanziari, delle aziende dello Stato, delle numerose “Autorità”? Sono molto più alti degli stipendi, troppo elevati, dei politici (europei, nazionali, regionali) e di chi riceve incarichi di provenienza politica nelle aziende comunali, regionali, nazionali, troppo pagati, tanto più per l’incompetenza di molti nel settore dove sono collocati.

(continua)

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