Da decenni in Italia parliamo di riforme. Perché non si fanno?

Spunti sulla politica in Italia, liberamente elaborati da Tito Brunelli a partire da scritti di Ernesto Galli Della Loggia.

Le riforme sono il mito della politica italiana: invocate e promesse; mai realizzate. Nelle campagne elettorali immancabilmente riemergono, con una valutazione unanime: solo realizzando le riforme il Paese può riacquistare efficienza, ricominciare a crescere, restare unito e sperare di salvarsi.

E allora perché non si fanno? Cosa lo impedisce? La risposta è semplice: i cittadini non le vogliono. Esse suscitano un’opposizione fortissima, in grado di bloccarle. Ogni riforma, in ogni Stato, può essere impopolare, ma non sempre cambia l’organizzazione sociale. In Italia invece dire ‘riforme’ significa dire rivoluzione, la più difficile delle rivoluzioni: quella culturale. Soprattutto le riforme più necessarie rompono il meccanismo su cui funziona la società, ne mutano spirito e mentalità. Qualunque sia il provvedimento per modernizzare il Paese e rimetterlo in carreggiata, esso colpisce uno dei tre pilastri su cui si regge gran parte della società italiana (e che la tiene nell’immobilismo): il privilegio, il corporativismo, la demagogia. Intendiamoci: è doveroso tener presenti gli interessi particolari e settoriali, che non potevano costituirsi e consolidarsi senza una premessa culturale, che ne è diventata l’anima, condivisa dall’intera società italiana. Ciò che ci blocca è che in Italia ogni individuo, istituzione e impresa capitalistica non sopporta il merito, la concorrenza, i controlli. Ogni categoria e organismo sogna trattamenti speciali, monopoli, condoni, proroghe, carriere assicurate, numeri chiusi, esenzioni, pensioni ad hoc; in sintesi: condizioni di favore. E quasi sempre ottiene quanto desidera, ricorrendo all’arma vincente della demagogia. Specialmente dagli anni 70, corporativismo e privilegi hanno progressivamente soffocato la società italiana, con parole d’ordine menzognere che hanno al centro diritti, democrazia, solidarietà; che, agitando la bandiera del bene e del giusto, sono serviti a promuovere spietati particolarismi e a saccheggiare le casse pubbliche a favore di interessi privati. Contro questa muraglia socio-culturale, da decenni si infrange ogni vento riformatore. Essa è tanto imponente che pone in condizione di estrema minoranza la dimensione del bene comune, dell’interesse collettivo, che non riesce ad avere alcun peso politico determinante. E le riforme non si fanno; specialmente quelle che servirebbero di più. Conseguenza: da decenni il cuore maggioritario della società italiana neutralizza la politica e le impone, in cambio del proprio consenso, l’impotenza; neutralizza e vanifica identità e programmi di destra e sinistra. La società realizza per questa via una sua antica vocazione: disprezzare il potere e servirsene.

Nota di Tito Brunelli.

Di fronte a queste constatazioni, chi di noi (persone, famiglie, gruppi organizzati, mondo finanziario, politica, …) può dire: “Io no!”.

(continua)

Lascia un commento

Archiviato in Politica e Riforme

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...