Famiglia e convivenze

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In vista delle elezioni politiche del 24-25 febbraio ci battiamo per tre obiettivi: 

Mario Monti Presidente del Consiglio

Stefano Valdegamberi alla Camera dei deputati

Tito Brunelli consigliere della Regione Veneto al posto di Valdegamberi

In ogni epoca si formano e chiedono il riconoscimento forme vecchie e nuove di convivenza:

– convivenze stabili tra donna e uomo, senza matrimonio, cioè senza un riconoscimento pubblico al loro nascere e costituirsi;

– convivenze stabili tra persone dello stesso sesso;

– convivenze che non prevedono la trasmissione della vita;

– convivenze tra consanguinei o tra amici e/o amiche.

Questione di primaria importanza per la società politica, perché è nella famiglia che nascono e crescono i nuovi cittadini; che si integrano i sessi e le generazioni; che i figli vivono l’esperienza diretta della mamma e del papà.

È giusto e doveroso che la società politica riconosca le scelte dei cittadini, come le unioni tra due maschi o tra due donne, garantendo loro diritti e doveri della convivenza.

E’ giusto e doveroso che lo Stato prenda atto delle convivenze di fatto tra una donna e un uomo con i loro figli, vissute come fatto privato, senza la richiesta del riconoscimento pubblico. Queste coppie senza matrimonio hanno il diritto di dichiarare il convivere loro e dei figli e di vedersi riconosciuti diritti e doveri di figli e familiari.

Ma non è questo il dettato costituzionale.

E’ altra cosa il ruolo della famiglia descritta dalla Costituzione, caratterizzata da:

– stabilità dei rapporti, seppure nelle crisi frequenti;

– un modello di convivenza che aiuta l’armonica crescita umana di tutti i componenti;

– la simultanea presenza della donna – madre, dell’uomo – padre, dei figli, dei nonni: delle diverse generazioni

– il ruolo pubblico della famiglia che diventa sostegno globale dei suoi membri sul piano umano, economico, culturale, spirituale. Citiamo il servizio di cura dei bambini, degli anziani, dei disabili, dei disoccupati, di chi fatica più di altri a vedersi riconosciuto dalla nostra società.

Se è vero che è dovere dello Stato essere vicino e sostenere tutti i cittadini, è decisivo per lo Stato porsi al servizio dell’organizzazione delle comunità familiari e sostenerle perché garantiscano stabilità e crescita con la contemporanea presenza delle varie componenti: maschio-femmina; adulti-bambini-giovani-anziani.

Sottolineiamo il ruolo della famiglia nel sostegno dei propri componenti deboli: i figli, i nonni anziani, i figli disabili, gli ammalati. Il servizio di cura vede nella famiglia un riferimento primario, insostituibile, senza il quale anche il miglior servizio sociale e sanitario difficilmente raggiunge scopi di umanità. Perciò è interesse primario dello Stato riconoscere e sostenere con tutte le sua energie la famiglia costituzionale. Una volta riconosciuto e garantito come fondamentale il ruolo della famiglia con politiche di sostegno, diventa importante una legislazione che prenda atto delle convivenze diverse da quella riconosciuta dalla Costituzione e di sostenerne gli scopi con adeguate politiche.

Ascoltiamo Giancarlo Maffezzoli, un amico di Garda:

“Si fa nazione, si è nazione se si ha la capacità di volere un bene condiviso. Occorre ascoltata la voce delle famiglie; investire nelle politiche familiari; aiutare la natalità, le giovani famiglie, i giovani che cercano lavoro; rendere possibile conciliare i tempi della famiglia e del lavoro, ma anche sostenere chi, liberamente, sceglie di restare a casa a prendersi cura dei figli. I servizi socio sanitari sappiano dialogare con le famiglie. Correre per la famiglia, che in questi duri anni è stata la salvezza del paese e il migliore ammortizzatore sociale, è segno di intelligenza politica”.

 

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Archiviato in Elezioni politiche 2013

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