Politiche 2013: tre obiettivi (3)

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In vista delle elezioni politiche del 24-25 febbraio ci battiamo per tre obiettivi: 

Mario Monti Presidente del Consiglio

Stefano Valdegamberi alla Camera dei deputati

Tito Brunelli consigliere della Regione Veneto al posto di Valdegamberi

3) L’attuale legge elettorale è fatta su misura di chi vuole eliminare ogni  partecipazione popolare, ritenendo che solo alcuni (nel nostro caso una decina di persone a livello nazionale) sono in grado di capire, di governare, di decidere il futuro di tutti, mentre gli altri è meglio che facciano altro: ciò che sanno fare. Non sono idee di oggi: sono le note visioni del “leader massimo”, del partito guida, dell’imperatore illuminato, degli ‘ottimati’ che sanno reggere il popolo (bue). Ho avuto modo di dirlo in assemblee di partito. Mi hanno dato del disfattista, del lamentone, del pieno di sè. Alcuni hanno sostenuto che il loro partito era ed è contrario alla legge elettorale: l’ha subita. Sappiamo che se un partito è contrario a una legge e decide di battersi sul serio, i cittadini se ne accorgono. Se non ci siamo accorti di nulla, significa che nessuno si è battuto. Chiediamocelo: quando Calderoli ha presentato il Porcellum, qualcuno si è accorto che uno o più partiti si sono battuti allo scopo che questa legge non venisse approvata? La prova l’abbiamo avuta nel recente dibattito su una nuova legge elettorale. Si è fatto tutto il possibile per conservare questa.

Il Partito Democratico ha lodevolmente deciso per le primarie. Nasce però un dubbio: le centinaia di parlamentari che arriveranno a Camera e Senato eletti con le primarie, conteranno effettivamente? Verificheremo se avranno spazio e soprattutto preparazione. Probabilmente condurranno la politica non gli eletti delle primarie, ma il gruppo dei ‘nominati’, scelti dal Segretario nazionale e dai suoi stretti collaboratori. I nuovi arrivati poi saranno rappresentanti del popolo o del partito? Sono stati votati i capi e i galoppini del partito locale. Rappresentano una parte del loro partito, ma non è detto che la gente comune si veda seppure parzialmente rispecchiata in queste persone di partito.

Credo che non sia ancora avviata la nuova politica. Si è fatto un piccolo passo. Di questo c’è da essere contenti, ma ci aspettiamo, l’Italia e l’Europa si aspettano di più. L’educazione al fare politica esige un lungo apprendistato anche culturale, oggi assente.

Tito Brunelli

(continua)

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