Scricchiolii. Quale progetto per i senza dimora?

Ogni anno, nel tardo autunno, si torna a parlare delle persone senza dimora (persone? Alcuni discorsi e alcune scelte fanno pensare che per molti, anche nelle istituzioni, non siano persone a tutti gli effetti o, per lo meno, che siano gente da allontanare da Verona). Anche nel 2012, ai primi freddi, le forze dell’ordine hanno censito persone scovate negli scantinati dell’ospedale di Borgo Trento. Sorprende il loro aumento numerico. Alternativa: la strada.

Aumenta il loro numero e mancano i 40 posti di corte Marini, chiusa dall’Amministrazione, e i 30 della Locanda, gestita dalla Caritas, di fronte a Il Samaritano. L’assessore Anna Leso è tranquilla. Sono pronte le soluzioni alternative. Se ci saranno problemi si ricorrerà, come nei mesi scorsi, a una tensostruttura (molto costosa). Emergenza; non soluzioni.

La benemerita Ronda della Carità (criticata perché, se trovano aiuto, i senza dimora rimangono a Verona) distribuisce mediamente 140 pasti ogni notte.

– Rino Allegro (Ronda): “La crisi si fa sentire. Ogni angolo della città è potenziale rifugio per chi vive all’addiaccio. La strada, la macchina, una panchina, il rientro di una vetrina sono le opportunità per chi va peggio. I fortunati dormono nei sotterranei dell’ospedale”.

– Michele Righetti (Il Samaritano – dormitorio in ZAI, gestito dalla Caritas): “Numeri in crescita. Sono persone che conoscono bene il territorio. Parecchi sono in strada a fronte di dormitori stipati. Pur rimanendo una minima parte, aumentano le donne che dormono in strada. A parte coloro che vivono nelle strade della città da anni, i più li incontriamo per alcuni periodi”. Parlano di viaggi lunghi e difficili; del lavoro che non si trova o è inaffidabile. Aumentano gli italiani.

Un caso. Arrivano, con mezzi di fortuna, dopo viaggi spesso disperati. Fuggono da povertà, guerra e catastrofi, talora spinti dalle loro famiglie verso un futuro migliore. Finiscono spesso nella violenza e nelle tragedie. Sono gli stranieri minorenni non accompagnati, di cui nessuno si accorge, se non chi li prende in carico per avviarli all’età adulta nel migliore dei modi. A Verona svolge questo ruolo la “Comunità di San Benedetto”, del Don Calabria: ospita 44 adolescenti. In Veneto sono 120. Rappresentanti di vari Stati, riuniti a Verona, preparano un documento con raccomandazioni da presentare a Bruxelles per orientare i fondi su ciò che serve realmente. In Italia il minore immigrato entra in programmi specifici. Resta la questione integrazione una volta che questi minori diventano maggiorenni. Ai 18 anni, i ragazzi senza lavoro hanno davanti o il rimpatrio o la clandestinità.

Nota d Tito Brunelli

La parola ‘emergenza’ è di moda. Essa significa la debolezza o l’incapacità della politica di realizzare il suo ruolo, cioè di risolvere i problemi, non di rinviarli da emergenza a emergenza. Se siamo città dei cittadini e dei residenti, tutti persone umane, di emergenza non si deve parlare. Occorre un progetto da realizzare nel tempo. Per quanto riguarda i senza fissa dimora non è solo questione di posti letto. Obiettivi prioritari per queste persone sono il recupero di responsabilità e di ruolo sociale; la cura del corpo, della mente e dello spirito; la decisione a inserirsi, con le gradualità necessarie, nel contesto del lavoro produttivo. Da parte di chi? Delle persone senza dimora. Dei barboni. E’ possibile per una percentuale notevole. Per chi si sente o definitivamente sconfitto dalla vita o contrario ad accettare le regole che la vita normale impone, si tratta di creare situazioni di vicinanza e di umanità.

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